ESTA o non ESTA? E…STAmin…. ehm….

Mai – e dico mai – avrei pensato che un errore triviale, marchiano avrebbe potuto generare una spirale di complicazioni senza precedenti. Eppure l’ESTA è anche questo!

3 settimane fa, in vista di un viaggio pasquale – che purtroppo per altri motivi ho dovuto abortire – mi sono cimentato con il rinnovo dell’ESTA, l’autorizzazione americana per entrare appunto negli States.

Negli anni è cambiata un po’ la procedura (all’inizio era gratis, ora si paga; prima facevano domande sui propri dati, ora vogliono anche la tua genealogia) ma tutto sommato non è nulla di trascendentale: si tratta di dati semplici da reperire e di quesiti assolutamente ovvi.

Bene, immaginate voi il mio stupore – una volta inviata la richiesta – nello scoprire che la mia autorizzazione non è approvata. Le sensazioni sono nell’ordine: incredulità, riso isterico, disperazione, costernazione, atterrimento, senso di ribellione, momento critico e analisi delle cause ed infine la famosa sensazione “e mo’ che caxxo faccio?”.

Io – quando l’ho scoperto – statvo mettendo in bocca un rotolo di uramaki california, che ho compulsivamente masticato per svariati minuti. Riguardo attentamente cosa ho scritto nella richiesta finchè stralunato guardo uno “yes” fare capolino in una delle domande…. e che domanda “hai mai cercato o stai cercando lavoro negli Stati Uniti?

Penso: dai ci sarà un modo per sistemare le cose. Giro sul web e sembra che sbagliare i quesiti non sia così raro: molti hanno detto sì alla anamnesi sull’uso delle droghe. Pare che fondamentalmente prendendo contatti con loro, si possa appianare tutto ripresentando una domanda il giorno dopo.

Chiamo il call center dell’ESTA: nada; scrivo all‘help support e mi dico: dai, uno sbatti assurdo ma si risolverà. 5 ore dopo, rapidissimi ed efficienti mi rispondono: a causa della tua risposta non puoi fare l’ESTA, devi fare l’application per il visto di ingresso.

Tachicardicamente pronto ad infartare e ricorrere a un defibrillatore, mi dico: dai domani ripresento la domanda e sarà tutto a posto. Ma quando mai? nuova domanda, questa volta prestando bene attenzione alle risposte ma il risultato non cambia: Travel not authorized. 

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Per ogni problema c’è una soluzione (talvolta anche senza la parola magica)

In questo impegnativo weekend di voli in First Class, ogni cosa avrebbe dovuto essere perfetta… ma è evidente che io e Etihad abbiamo delle incomprensioni di fondo sul bagaglio, mai sopite.

Dirò fin da subito che, in questo caso, non è colpa loro.

D’altronde in una città super-caotica come Bombay tutto può succedere: anche che al check-in siano super-preparati ma commettano leggerezze capitali. Se sono in partenza per Abu Dhabi con prosecuzione per Londra Heathrow il giorno dopo, non ci sarebbe nemmeno da chiedermi se il bagaglio va spedito solo ad Abu Dhabi: è ovvio, altrimenti che me ne faccio? Ad abundantiam lo preciso. Poi, impegnato nel godermi con gli occhi la mia escort personale (moooooooolto fi*a), non ho pignolamente controllato il luggage tag… d’altronde non dovrebbe esservene bisogno.

Dopo una lunga attesa al nastro bagagli ad Abu Dhabi, mi pongo il problema e realizzo immediatamente cosa hanno combinato gli “indiani”.

In 20 anni quasi di intensa attività di volo ho imparato una cosa: urlare come pazzi non serve a nulla, meglio usare un tono fermo (e puntiglioso fino alla pedanteria) ma cordiale: aiuta a non surriscaldare gli animi, a non farti odiare dal tuo interlocutore e soprattutto permette a questi di identificarsi nel tuo “dramma” (che poi è solo un fastidio o un problema).

Vado al lost & found e spiego la situazione: mentre l’impiegato tenta di capirci di più, arriva il Duty Manager, un europeo che chiede di avere un rapido sunto della mia storia. Ragguagliato sul punto, esordisce con le scuse di rito e mi dice di pazientare 20 minuti. Poi rivolto all’agente “I want the gentleman’s bag here in 15 minute. If this is not possible, I want a call from the baggage dept“… così si fa.

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Metti una sera al Mandarin Oriental…

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Teaser

Premetto che sull’argomento sono fazioso e poco obiettivo. MO – diminutivo di Mandarin Oriental – per me è da sempre sinonimo di lusso allo stato puro, fin dal mio primo indimenticabile soggiorno all’Oriental di Singapore quasi 15 anni fa.

E da quando ha aperto a Milano, non ho perso l’occasione per un site inspection e per un aperitivo, visto che – purtroppo – un soggiorno non me lo posso permettere.

Mi ero tuttavia ripromesso una cena nel ristorante dell’hotel, il Seta, alla prima occasione possibile e settimana scorsa non ho mancato di soddisfare il mio desiderio – per giunta in piena fashion week.

DELLA POSIZIONE
La location – in Via Andegari, dietro Corso Manzoni – è fantastica perché è proprio nel cuore di Milano, nella zona meno fashionista ma al tempo stesso più elegante.

Il parcheggio – sebbene tragico non è un problema – perché per i clienti del Seta è disponibile il servizio di Valet Parking: entri nell’ingresso e molli macchina e chiavi a uno dei membri dello staff che immediatamente si avvicinano.

Tra la gente che affolla la lobby, basta presentarsi e segnalare che si dispone di una prenotazione che immediatamente qualcuno di prende cura di te e ti scorta fino al tavolo.

DELL’AMBIENTE

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Il cortile interno

La cosa più bella è che in queste serate settembrine si può ancora audacemente scegliere di cenare all’aperto, nella corte dell’hotel (una delle corti è per il bar-bistrot – mentre l’altra è dedicata in esclusiva al ristorante). L’atmosfera con le luci soffuse, le piante e il dehor è semplicemente fantastica. I tavoli sono sapientemente disposti lungo i lati della corte, mentre al centro  c’è la zona di servizio.

Ristorante

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Il cortile interno

La cucina è a vista attraverso le porte finestra dove lo Chef, Antonio Guida e il suo staff spadellano di gran carriera.

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Il cortile interno

I tavoli, grandi e quadrati, sono morigerati e appaerecchiati in maniera sobria con la sola eccezione per il sottopiatto che – diverso per ogni commensale – è una realizzazione di Fornasetti.

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Piatto by Fornasetti

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Piatto by Fornasetti

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Piatto by Fornasetti

Lo staff è sovrabbondante e molto molto ben organizzato: dopo essersi presi cura di giacche e soprabiti, c’è già il sommelier che si propone per un drink di benvenuto… dalla bollicina ad un cocktail realizzato dal bistrot.

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Aperitif

Ristorante “Seta” @ Mandarin Oriental Milano – Aperitif

DEL MENU’
Il menù propone un percorso degustazione (chiamato “dedica a Milano”) oppure la classica carta: va da sé che la carta può risultare un “investimento” economico non indifferente.

Ovviamente il menù degustazione permette – senza stravolgere – di apportare delle piccole variazioni che incontrino i gusti o superino le intolleranze di ciascun ospite.

Sebbene siano menzionate 5 portate, lo Chef Antonio Guida, il direttore Alberto Tasinato e tutto lo staff sono pronti a sorprendere con piatti aggiuntivi ad ogni angolo, dall’amouse bouche allo spaghetto e via dicendo.

Per cui alla domanda che prima o poi tutti si pongono “Ok, costa un botto ma almeno si mangia in quantità decente?” la risposta è “assolutamente sì: le portate sono svariate e tutte di giusto calibro” (ovvio che non sono porzioni faraoniche, visto il numero).

DEL SERVIZIO
Impeccabile, senza sbavature, preciso, tempestivo… all’inizio sembrava tutto previsto, organizzato ma un po’ impersonale: sbagliato! Superato l’ambientamento e rotto il ghiaccio è stato come se il personale, il sommelier e il direttore abbiano aperto il “manettino del turbo” di una Formula 1, per fare un’iperbole. Alla perfezione e alla professionalità si sono aggiunte la simpatia e il calore umano, in grado di trasformare un’esperienza fantastica in un’apoteosi. Tutti, dal primo all’ultimo membro dello staff, hanno regalato il massimo ed offerto il meglio, con una attenzione e una gentilezza da “libro di scuola”.

Tra loro pochi sorrisi, molti sguardi e tanta sintonia: piatti serviti simultaneamente, descrizione puntuale degli stessi e consigli a puntino. Eccellenza allo stato puro.

Da sottolineare la velocità: 11 portate in 2 ore e mezzo…. Rapido ma non troppo, esattamente come si conviene per i numeri uno.

DEI VINI
Io non sono un intenditore per cui nei miei giudizi mi limito a qualche considerazione: vi sono certamente altri stellati Michelin, che vantano cantine più opulente o faraoniche; la lista del Seta è sicuramente più selettiva, non solo per quantità ma anche per qualità: basti dire che salta subito all’occhio la bottiglia di Krug d’annata da 3900 euro.

Noi ci siamo “accontentati” – se così vogliamo dire – di una bottiglia di Gewurz Traminer del 2009

DELLE PIETANZE
Qui lascio parlare le foto.

Finger food assortito: ebbene sì, mi sono arrischiato a mangiare la melanzana (a dx), eccellente la cozza gratinata.

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United : Seattle Tacoma – Los Angeles Int’l // First Class

Ok sono pronto, penso di potercela fare. Oggi è il gran giorno di United.

Cercherò di limitare la sofferenza al minor tempo possibile, sperando di sopravvivere. Per regole tipicamente americane, se voli in business class su un volo domestico non hai comunque accesso alle lounge (a meno di essere Star Gold), nonostante tu abbia un volo intercontinentale in coincidenza. Quindi, per ingannare l’attesa a Seattle, mi son sparato un bel burger con cheese and bacon, visto che a bordo sarà una tragedia.

Il gate del mio volo, A7, così come tutti i voli United, è un groviglio di percorsi obbligati. Diciamocelo chiaro: a loro fare le cose semplici NON piace. Per cui si sono inventati un sistema di imbarco che matematicamente può essere descritto solo con un calcolo matriciale complesso.

Di fatto hanno creato 5 corsie per 5 gruppi,  dove i passeggeri – come piccoli vitellini da portare al macello –  si predispongono.

Tutto ciò lascerebbe pensare che una simile perizia nell’incanalare i passeggeri (tanto che Lagrange e Euclide si stano ribaltando nella tomba), debba essere suggellata da un imbarco a bordo semplicemente perfetto. E qui iniziano le magagne: Lo staff effettivo di United se ne sbatte altamente delle 5 file, realizzate con certosino impegno dei cervelloni dei sistemi informatici, perché aprono le gabbie e via, “fate un po’ quel cavolo che vi pare”.

L’aereo – un Canadair 700 (nel senso che è del mille….settecento) – regala emozioni prima ancora di salire: il finger è più in alto di almeno un metro ed è stata predisposta una passerella con i supporti in plastica telata, degna dei vaporetti di Venezia degli anni 90.

In processione, la mandria di passeggeri viene fermata al termine del finger, perché quasi tutti – me compreso – devono imbarcare sottobordo il bagaglio a causa del ridotto spazio in cabina. Domando e dico: che senso ha fare le regole per il bagaglio se poi le regole non possono essere adottate?!?!?

L’ingresso a bordo regala una soave visione: come capocabina, direttamente per noi, c’è Jetta, il noto personaggio del serial tv “la Tata” (The Nanny): rimbambita tanto quanto, le manca solo la sigaretta in bocca. Con voce afona porge il benvenuto a bordo con battute piuttosto anonime.

United – CRJ700 – cabin

L’aereo è incredibilmente modesto e non ha davvero nulla che possa essere elogiato: colori pessimi, vunciume ovunque, sedili stretti stretti e cappelliere minuscole, dove solo la Signora Pepperpot potrebbe riporre il proprio bagaglio.

Incredibilmente, Jetta e la sua degna compare – una sorta Monica Vitti del Northwest – hanno tra le mani un foglietto con un reticolato a mo’ di cruciverba su cui scribacchiano freneticamente: a guardar bene si scopre che è una specie di cruciverba-sudoku, con i posti di bordo..

Mi permetto alcuni suggerimenti:

7A: lo sono le assistenti di volo  United (9 lettere): P R E P A R A T E … C A R A M P A N E

12F : lo è United (2 parole – 14 lettere): C O M P A G N I A    A E R E A … G  E N T E    S B A N D A T A

16D: lo è il CRJ 700 di oggi (10 lettere): A E R O M O B I L E …. Anzi no….  T R A B I C C O L O

In realtà il gioco è molto più complesso, perché è in quel foglio che si gioca la nostra esistenza, prima che la morte sopraggiunga per asfissia: lì infatti sono contenute le regole auree per far sedere i passeggeri nel giusto ordine.

E se tanto mi dà tanto, vista la genialata delle corsie al gate, siamo letteralmente …. (7 lettere)… F O T T U T I.

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Etihad Airways – First Class Lounge Abu Dhabi

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Teaser

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Teaser

*** QUESTO POST CONTIENE UNA REVIEW DETTAGLIATA DELLA LOUNGE ED E’ MOLTO LUNGO. VALE LA PENA SCORRERLO FINO IN FONDO PERCHE’ ALCUNE DELLE FOTO E DELLE CONSIDERAZIONI MIGLIORI SI TROVANO NELL’ULTIMA PARTE ***

continui ritardi nell’inaugurazione della lounge di First Class di Etihad avevano ormai fatto perdere ogni speranza perché alla vigilia di ogni appuntamento spuntava fuori un rimando. Finchè, all’alba della fine di maggio, è stata davvero aperta.

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Entrance

Nel mio crono programma, mai mi sarei aspettato di visitarla prima di settembre o ottobre, tuttavia le fortune a volte arrivano inaspettate e scopri – con non poca sorpresa – che la carta Freccia Alata Plus di Alitalia è una vera gallina dalle uova d’oro giacchè consente l’accesso alla lounge con tanto di invito per un ospite.***

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Entrance

Il processo di screening è un po’ complesso, probabilmente anche perché lo staff deve materialmente impratichirsi con le regole e la casistica possibile. Il risultato è un’attesa di qualche minuto prima di poter accedere all’ascensore verso il piano superiore.

La prima sensazione è quella di una lounge spaziosa e al tempo stesso divisiva. Nell’andito di ingresso, un tavolo rotondo con vaso e fiori bianchissimi, posizionato di fronte a un pannello con il logo illuminato di Etihad, porge il benvenuto ai passeggeri. Due membri dello staff (le donne sono quasi tutte bellissime e caucasiche) accolgono gli ospiti ed invitano gli stessi a lasciare il bagaglio nello stanzino guardaroba. Poi, si offrono di accompagnare ciascun invitato nella lounge per presentarla e descrivere degnamente gli spazi.

La lounge si divide principalmente in due sezioni: la parte destra è adibita a chi vuole rigenerarsi e contempla una piccola reception per il servizio barbiere e per la palestra (già io non ho un buon rapporto con questi luoghi di tortura, figuriamoci se in aeroporto vado a correre su un tapis-roulant!!! Che idee!), quindi un lungo corridoio dove si affaccia la zona SPA ed infine le toilette e le docce; sul lato sinistro, molto più ampio, si estende invece la vera e propria lounge a cui si accede tramite una porta a vetri satinata ad apertura automatica.

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Living Area

Gli spazi sono davvero generosi e la sala difficilmente dà l’idea di essere affollata. Le vetrate floor-to-ceiling sul fondo regalano una splendida vista sul piazzale dell’aeroporto e probabilmente durante il giorno inondano di luce tutta la zona. D’altro canto, guardandosi intorno, la sala trasmette tutto sommato un aspetto di comune ordinarietà.

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Living Area

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Living Area

Colori tenui e arredi moderni ma decisamente classici, sedute tradizionali che di sicuro non rappresentano un capolavoro di inventiva o di colpo di genio (ebbene sì, niente cavalli con lampade in testa!).

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Bar

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Bar

Di contro, ad essere assolutamente moderno è il bancone bar con l’espositore di vini e bottiglie, questo davvero sì di ispirazione e dal design innovativo, sul leit-motif delle più recenti lounge di Etihad (Melbourne).

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Bar

Due bar-tender sono pronti e disponibili a preparare cocktail anche per i palati più complicati ed all’uopo Etihad si è data non poco da fare con la realizzazione di cocktail ad hoc esclusivamente per la lounge.

Nel complesso, tuttavia, non è quella che si potrebbe definire una lounge appariscente, anzi! In termini di colpo d’occhio la morigeratezza sembra essere la filosofia soggiacente.

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Detail

L’area ristorante annovera due diversi e separati spazi: da un alto la parte di fronte alla cucina (a vista) dove chef e brigata di supporto spadellano a go-go, dall’altro un’area più esclusiva e ricercata, in prossimità delle vetrate verso il tarmac.

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – The Restaurant – Bar

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Kitchen

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Restaurant

I tavoli sono lussuosamente apparecchiati con tutti i crismi che si addicono alle grandi occasioni e sono davvero accattivanti nella loro semplicità: tovaglie bianchissime con servizio di piatti in ceramica pregiata di marca Nikko (basta cercare sul web per scoprire che si tratta di “piattame” di qualità), sapientemente disposti sul tavolo.

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Restaurant

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Restaurant

Una volta accomodati al tavolo, c’è già qualcuno pronto a consegnare il menù e la lista vini, entrambi elegantissimi e chic: copertina patinata con disegni in rilievo e fogli interni separati da altri lucidi trasparenti con disegni post-moderni.

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Restaurant – Table Set

Etihad First Class Lounge @ Abu Dhabi – Restaurant – Table Set

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Ogni problema ha una soluzione, specie quando usi la parola magica..

Ieri, come previsto, sono arrivato a Seattle all’1 di notte… è vero con qualche minuto di ritardo (7 per l’esattezza) ma nulla di cui ci si possa lamentare.

Originariamente avevo prenotato una notte al Country Inn in zona aeroporto, visto che comunque non mi sarei trattenuto più di una notte. Poi, un mese fa, il General Manager mi aveva scritto che l’hotel non sarebbe stato ancora aperto al pubblico per oggi e che per questo si era attivato per offrirmi – alla stessa tariffa – una notte al Best Western.

Poi, visto che dall’Italia mi ero comprato un dispositivo elettronico in America e l’avevo fatto consegnare in hotel anzitempo (sì in US si può, non come in Italia…) avevo contattato l’hotel chiedendo di tenerlo lì e segnalando che sarei arrivato dopo mezzanotte.

Io do per scontato che se ti chiamo e ti parlo di un arrivo dopo mezzanotte e tu mi rispondi che ne hai preso nota, poi queste note vengano lette, no? Per di più – avevo domandato alla tipa se fosse necessaria una carta di credito a garanzia, ma lei era stata perentoria: “It’s fine. I don’t need it“.

Ieri sera, scendo dall’aereo, ore 1.06 del mattino, esco dall’aeroporto e chiamo l’hotel per chiedere se mi vengono a prendere con lo shuttle.

Con mio enorme stupore, l’impiegato mi dice “ Sorry Sir, there’s no reservation under your name”.

“Say what?” (cadendo dalle nuvole)

“Yes Sir, I see you had a booking but it has been cancelled”.

“Why has it been?”

“It was till 8 pm, then we resold the room”

“Are you serious? I called three days ago to tell you I was arriving after midnight…” (incredulo e anche incaxxato perchè sono in piedi da 26 ore!)

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SAS Scandinavian : Oslo – Copenaghen // Economy Class

Teaser – SK1455 – Oslo – Copenhagen

Non più tardi di ieri avevo rassicurato alcuni followers che le cattiverie e le frasi caustiche sarebbero volate a breve, non appena avessi messo piede su un volo United.

Mi sbagliavo, e di grosso: è infatti bastata Scandinavian con un volo a dir poco orripilante tra Oslo e Copenhagen.

Della lounge ho già parlato in un precedente post e debbo dire che, alla luce dell’esperienza in volo, quella a terra è stata a dir poco paradisiaca.

L’imbarco dal gate E15 è ben organizzato. Ogni passeggero scansiona la propria carta d’imbarco e poi si avvia attraverso delle porte rivestite in legno per il finger. Questo, tutto a vetri, offre una vista davvero gradevole sul tarmac.

B737-800 Scandinavian

B737-800 Scandinavian

Essendo uno degli ultimi passeggeri, al momento dell’ingresso a bordo l’aereo è già pieno.

Taxiing at Oslo Apt

Il colpo d’occhio non è positivo: il B737-800 non sembra così nuovo e il bianco sporco degli interni accentua questa sensazione. Gli interni, in un blu indeciso, testimoniano di non essere oggetto di una pulizia adeguata. Io – perfettamente in linea con le regole – viaggio semplicemente con un trolley TUMI di misura regolamentare e la borsa laptop. E naturalmente le cappelliere sono già tutte occupate. Essendo seduto nelle prime file, mi rivolgo allo steward chiedendo se più in là ci sono scomparti vuoti. Risposta: no, il volo è pieno. Sembra quasi scaxxato che mi sia permesso di chiedere qualcosa (ricorda per certi versi alcuni AA/VV di Alitalia degli anni ’00): abbbello, va che è il tuo lavoro, non è che ti abbiamo legato! Spiego che ho il trolley e domando educatamente se può metterlo negli armadietti in prossimità della porta. Scandalizzato per la mia insolenza (!), ribatte che non se ne parla perchè lì c’è “LA NOSTRA ROBA”… no va bè ma voi non state bene, cosa vi siete fatti in vena? La marmellata dal nome impronunciabile che vendono all’IKEA?!?!?

Lo guardo con faccia stranita e aggiunge: “deve capire che il volo è pieno” …. Ma va? Mi ha preso per Tiresia, l’indovino cieco?!?!?!?. “Se vuole lo può imbarcare in stiva”.

No, ma forse tu stai scherzando, ho la reflex e roba fragile: ti pare che mando il bagaglio in stiva?!?!

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SAS – Oslo Business class Lounge

SAS Business Lounge @ Oslo

Di solito pensi alla Norvegia e la prima cosa che ti viene in mente sono i fiordi, capo nord, l’aurora boreale, il salmone e la natura incontaminata di posti semi-abitati. Poi arrivi all’aeroporto e scopri che c’è meno gente da Macy’s nel giorno del Black Friday rispetto a qui. Ma dove vanno? Cosa fanno!?

Metre fai a cazzotti per farti spazio, pensi che raggiunta la lounge sarà tutta un’altra storia… entri e c’è il delirio. Magari è solo un giorno sfortunato, o magari questa è semplicemente l’unica lounge sfigata del network di SAS.

Certo per essere la lounge della principale  – o quasi – compagnia che opera da questo aeroporto, gli spazi non sono di per loro generosi: l’intera area è divisa in una sezione business e una per i passeggeri Gold. Per scelta maturata 2 anni fa, ho rinunciato dall’anno scorso allo status Gold di Star Alliance (fondamentalmente mi ero rotto di regalare soldi a chi ogni giorno ti dà un servizio in meno!) e quindi a sto giro potrò soltanto parlare della sezione business.

SAS Business Lounge @ Oslo

La lounge si estende fondamentalmente per il lungo e si compone di una sala principale, la zona buffet e una seconda sala, più tranquilla, circondata da vetrate nella parte posteriore.

L’arredo – incredibile ma vero – non assomiglia del tutto a quello IKEA: certo la scuola è sempre più o meno quella ma si sono un pochino evoluti. Tuttavia, per quanto moderna e minimale la sensazione che si respira è di un ambiente impersonale ed asettico.

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Avianca : Riohacha – Bogota’ // Economy Classs

Molto spesso le compagnie sudamericane tendono ad avere poca risonanza a livello mondiale, nonostante gli enormi sforzi che stanno compiendo per mettersi in luce.
Negli ultimi dieci anni, i player sudamericani hanno vissuto una vera e propria rivoluzione con la scomparsa di Varig e un progressivo consolidamento dei mercati. Ad oggi le due compagnie principali sono costituite dal gruppo – recentemente creato – LATAM e dalla compagnia di bandiera colombiana, Avianca che nonostante sia in cerca di un potenziale acquirente ha compiuto progressi davvero notevoli.

AVIANCA A320

E in ben due occasioni nell’ultimo mese, ho avuto modo di provare la compagnia colombiana. Prima di tutto, va sottolineato che l’identità del brand è ben definita e chiaramente percepibile in ogni fase del volo.
La flotta è di dimensioni notevoli (quasi 200 aeromobili) e, eccezion fatta per i vecchi ATR, sono tutti velivoli piuttosto recenti e di ultima generazione.

L’aeroporto di Riohacha è una specie di trionfo dell’ambivalenza: ad oggi una sola compagnia vi opera – Avianca appunto – e la lista delle partenze è piuttosto ridotta, con un volo al mattino e uno alla sera, entrambi diretto a Bogotà

Per contro, l’aerostazione è sovradimensionata (con ben 6 gate) e spazi più che ampi di fronte alla prospettiva di accogliere meno di 200 passeggeri. Il terminal è moderno e ben tenuto con tutte le facilities necessarie, non ultimo il wi-fi gratuito (cosa da non sottovalutare in una regione come quella della Guajira dove tutto è ancora da sviluppare).

Superato il gate l’imbarco avviene camminando attraverso il piazzale come si faceva ad Alghero Fertilia fino a 12 anni fa o in molti altri aeroporti.

Getting on board on A320 Avianca @ Riohacha

La pista d’altro canto – il cui asfalto è decisamente rivedibile (e sto usando un eufemismo) – è ubicato nel mezzo delle abitazioni e fa sorridere fare l’inversione a U in testata pista per la gioia dei bimbi che affascinati si aggrappano alla rete metallica per assistere allo spettacolo (ricorda per certi versi una nota scena de “il ragazzo di campagna” con Renato Pozzetto).

Getting on board on A320 Avianca @ Riohacha

Tutti gli aerei di Avianca (ne ho provati 4 in vita mia) sono ben tenuti e buona parte di loro offre anche un PTV ad ogni posto. L’aereo è ben pulito ed immacolato, configurato a due classi: a differenza dei vettori europei, c’è una vera e propria business class di 4 file, separata dal resto della cabina configurato per l’economy con un layout 3-3.

Avianca A320 – PTV

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Norwegian : Milan Malpensa – Oslo // Economy Class

Teaser – DY1877 MIlano Malpensa – Oslo

Norwegian, così come Air Berlin, nel mondo aviatorio rappresentano un capitolo a se stante, perché escono dai classici canoni delle compagnie aeree.
Con sincerità ammetterò che la mia scelta di volare Norwegian è maturata principalmente dal fatto che il prezzo era vantaggioso e gli orari decisamente ottimi per i miei bisogni.
Probabilmente Norwegian è la prima compagnia di bandiera low-cost in circolazione. Basata a Oslo, rappresenta il trait-d’union principale tra questo paese scandinavo ed il mondo. E fa sorridere che in un paese come la Norvegia dove il costo della vita è a dir poco altissimo, la compagnia nazionale sia un modello tutto-sommato accomunabile al low-cost.

Impressioni fin da subito positive: le comunicazioni sono efficienti e ridotte al necessario. Il check-in online è semplice ed intuitivo e devo davvero ringraziare il cielo per averlo effettuato.
A Malpensa, come al solito non c’è da fidarsi: non vi sono chioschi elettronici ed ai due banchi tradizionali c’è una coda da far impressione. Santa tecnologia.

Il boarding al gate A5 è ben organizzato. Il volo è discretamente pieno ma tutto viene fatto con ordinem, probabilmente grazie anche alla mentalità scandinava di buona parte dei passeggeri.

B737-800 Norwegian

L’aereo, un B737-800 è nuovo nuovo e si vede. Layout 3-3 ad una sola classe. I sedili sono in pelle grigio scuro, realizzati da Recaro e gli inserti rossi del poggiatesta completano il successo.

B737-800 Norwegian

B737-800 Norwegian

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