Cancellato Sereno Variabile, ma non troppo

Quando nevica, nevica: c’è poco da fare! Bisogna armarsi di pazienza (una dose enorme) e sperare che le cose riescano ad accomodarsi in modo conveniente.
La mattina era iniziata con un sms di Lufthansa con il mio volo LH 273 cancellato tout-court. Dopo una breve telefonata con il call center era finalmente chiaro che la giornata sarebbe stata un lungo calvario. In modo efficiente quanto asettico lo staff dei crucchi offriva una riprotezione sull’ultimo volo utile per Francoforte, ossia il 277, con la prosecuzione in serata per Dublino.
Nel pomeriggio, nel frattempo, si susseguivano le notizie di un progressivo peggioramento della situazione in Europa, la chiusura totale di Londra Heathrow e Gatwick, assieme alla cancellazione del volo LH275, segno chiaro di una compagnia – Lufthansa – che alzava lentamente bandiera bianca.
Nonostante tutto, il mio nuovo volo rimaneva confermato e anche il volo di provenienza non sembrava vittima dalla mannaia facile dei crucchi. A linate, alle 1800, la situazione era difficile ma nel caso di Lufthansa non compromessa, vista la speranza di far partire i pax con il 277, ora upgradato ad A321. Anzi, tra rinunce e riprotezioni, restavano anche 40 posti liberi.
Nella lounge – la Sala Leonardo – credo di aver dilapidato i 9 euro meglio spesi della mia vita, ossia quelli per la connessione internet: l’unico modo per aver informazioni più o meno aggiornate sui voli. Con 2 ore e 20 minuti di ritardo il nostro aeromobile lasciava Francoforte alla volta di Linate, segno evidente che le nostre possibilità di partire da Milano andavano consolidandosi, assieme tuttavia alla non rosea prospettiva di rimanere poi inchiodati proprio a FRA, vittime delle coincidenze perse.
Cacciati fuori dalla lounge poco prima delle 21 (perché sia chiaro la lounge chiude sempre e comunque), la scena al gate era tra il pietoso e il disperato. Nugoli di gente stanca, spossata, incapace di tollerare altro stress e un personale volenteroso ma chiaramente impossibilitato nel fare i miracoli. Superato lo shock per un falso allarme circa la chiusura di Francoforte proprio durante il nostro imbarco, tutto sommato ognuno di noi cercava di credere nel miracolo possibile.
Salgo finalmente a bordo e scopro che farsi amiche le donne del check-in ha sempre una qualche utilità, perché i posti affianco a me sono liberi, vuoti e posso occuparli come meglio credo. In breve tutti salgono a bordo e dopo un velocissimo briefing, all’alba delle 21.55 decolliamo. Nessuno di noi sa cosa ci attende a FRA, ma dentro alimentiamo la speranza che anche i voli in coincidenza siano a loro volta ritardati in una sorta di effetto domino, che ci garantisca quindi di arrivare a destinazione. Il mondo è la vera destinazione: Goteborg, Dublino, Berlino, san Paolo, Jakarta, Singapore, Beyrut, Baku, Amburgo sono solo alcune delle città finali dei nostri viaggi.
Le assistenti di volo, esauste e stravolte, non si risparmiano: trovano la forza per un sorriso e per un servizio svolto in modo professionale e dignitoso. Non il migliore, ma sicuramente buono: è il massimo che si può chiedere loro dopo una giornata simile.
Il comandante si prodiga in un profluvio di informazioni miste a scuse: fa del suo meglio per arrivare a Francoforte quanto prima, ma nevica e tutto è più difficile. L’atterraggio è surreale, con decine di aerei bloccati a terra, neve ovunque, la pista semi-spalata e una tormentina di neve che continua ad imperversare su tutta l’area.
Il purser annuncia i voli di coloro che non hanno speranze di coincidenza e che pertanto dovranno mettersi pazientemente in coda in attesa di una riprotezione. Il mio volo non c’è: non so se esserne contento o disperato.
Finalmente sbarchiamo, un’agente della Lufthansa offre informazioni con lista alla mano: mi dice che il mio volo non è ancora partito perché è in ritardissimo, ma sono le 23.08 e parte tra 12 minuti dall’altro terminal. Non ho possibilità (a suo giudizio), quindi meglio andare alla biglietteria e farmi riproteggere. Guardo il tabellone, il volo è ancora segnato e sta tuttora imbarcando. Decido di andare dritto per dritto: scendo in ascensore al sotterraneo poi via tunnel mi metto a correre con il trolley alla mano lungo i tapis roulant verso il Terminal B, quindi risalgo, passo il checkpoint per scoprire che il gate B45 è il più lontano possibile ed immaginabile.
Mi manca il fiato e sono trafelato, arrivo al gate, dove ancora c’è qualcuno in coda. Una biondina mi chiede da dove arrivo, rispondo ansante “milano”; la sua risposta vale mille commenti: “it’s amazing!”. “Excuse me madame, amazing what?” “It’s amazing you are here, we didn’t think it was possible”. Sorrido, vado nel finger e salgo sull’A320 pronto alla partenza per Dublino. Era previsto partisse alle 21.20, partirà soltanto alle 23.53. Ma ci sono anche io. L’unica cosa che conta.

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