OpenSkies // Paris Orly – New York Newark – Biz Seat

OPENSKIES – ORLY / NEWARK – EC 003

Lo ammetto, sono uno mattutino ma quando posso mi piace dormire. Nulla di strano quindi che dopo una settimana dura dal punto di vista lavorativo, abbia deciso di dormire a lungo stamattina in hotel, visto che il mio unico impegno è prendere un aereo alle 13.40.

In pochi minuti, sfruttando la navetta gratuita dell’hotel raggiungo il terminal Sud di Orly, scendo ed entro: inconsciamente mi sembra che qualcosa non torni, perché molte persone sono ferme quasi imbalsamate, situazione questa che è strana già di per sé in qualunque altro posto, figuriamoci poi in un aeroporto, classico luogo dove la gente si muove freneticamente.

Guardo i tabelloni per capire dove si fa il check-in per i voli OpenSkies, dato che il sito della compagnia non voleva saperne di check-in online. Raggiungo finalmente i banchi 30-31-32 dove un ometto mi fa qualche domanda e verifica i miei documenti: poi mi indica la strada per il check-in vero e proprio dove una hostess fichissima (si può dire? Tanto ormai l’ho detto!) mi sorride e si occupa di me (sfortunatamente non in quel senso!). La supervisor – un donnone capace di colore – si presenta e scambia i convenevoli di circostanza. La figa mi chiede se preferisco finestrino o corridoio e dopo la mia scontata risposta aggiunge che mi mette in una fila dove il posto affianco è vuoto…  come dice lui “you’re a Gold member”…. Noblesse oblige!

Mi consegna la carta d’imbarco e guardandola scorgo la famigerata dicitura: “SSSS”; a sto giro mi toccherà il controllo approfondito. Mentre saluto e sto per avviami, la supervisor mi dice che posso restare lì perché tutta la gente ferma immobile dipende da un allarme bomba che è stato diramato mezz’ora prima e che quindi stanno terminando i controlli; fino a quel momento è proibito andare ai controlli di sicurezza.

Mentre attendo mi guardo intorno e ai banchi di Air Algerie, situati affianco a quelli di Openskies, il marasma è completo: ad un tratto vedo volteggiare in aria una valigia lanciata da quello che eufemisticamente chiamerò un “buffone”, una specie di bestia da circo che per cercare di eludere le regole sul peso prova a dimostrare che il suo bagaglio è leggerissimo, lanciandolo in aria. Di fronte all’ennesimo diniego da parte della hostess, inizia a dare di matto, con improperi in idioma locale, urla e abbozzando gesti intimidatori nonché tentando di scavalcare il banchetto. Immediatamente accorrono i colleghi maschili della hostess, pronti non solo a fare quadrato ma pure a chiamare la polizia perché – giustamente – situazioni simili non si possono tollerare. Il buffone insiste e continua la messinscena ma è chiaro che quest’uomo su quel volo è destinato a non salire!

Finalmente l’allarme bomba cessa e la gente in massa si riversa verso gli imbarchi: già temo le interminabili code per i controlli di sicurezza e il controllo passaporti. Ma salvarci c’è la sorpresa, la bella sorpresa riservato a chi viaggi con Openskies, ossia una sorta di fast track per ogni step. Dalle scale mobili riservate, alle corsie per i checkpoint dedicate, fino al controllo passaporti che viene svolto allo stesso banco di quello dei passaporti diplomatici! F A N T A S T I C O .

La lounge è la ICARE Lounge, situata di fronte al gate A10. Per entrare bisogna suonare un campanello (manco stessi andando dal dentista!) e aspettare che l’anestesis….. ehm, la concierge ti apra. La lounge non è nulla di che in termini di dimensioni e di arredo, anzi per certi versi è davvero amorfa e ricorda veramente uno studio dentistico! I posti a sedere sono tuttavia più che adeguati, c’è il wireless e due drink/food station dove ogni passeggero può servirsi a piacimento. Oltre alla vasta scelta di bevande, si può scegliere tra vari dolciumi, formaggi di vario tipo, olive, zuppa, e frutta fresca. Sorge una domanda: perché in Europa ovunque è così, anche nella più sfigata delle lounge, mentre in Italia e in quelle di Alitalia quasi quasi bisogna mendicare per un bicchiere di alcool?

All’orario previsto vado verso il gate. La hostess di terra mi saluta in italiano e mi chiede come sto, quindi strappa la carta d’imbarco e mi fa cenno di procedere tenendomi sulla destra perché devo essere sottoposto al controllo suppletivo. Un doberman mi passa intorno snasandomi senza alcuna reazione, mentre due gendarmi verificano il contenuto del mio bagaglio a mano prima di passare, sempre in modo educato e professionale, alla perquisizione fisica. In breve vengo autorizzato a proseguire e raggiungo l’aeromobile.

L’aeromobile è un Boeing 757-200, un velivolo che di passato non manca certo, ma il cui utilizzo su una rotta come questa è probabilmente quello più adatto. E’ configurato a due classi, entrambi definibili come business class: BIZ BED e BIZ SEAT. La prima altro non è che la vecchia club World di British Airways, mentre la seconda (quella in cui viaggio io) è una business class con i sedili tipo cradle.

In BIZ SEAT la configurazione è rigorosamente 2+2 con i sedili in tessuto sintetico grigio e alcune bordature viola. Il mio posto, in fila 20 è ottimamente spazioso. Sulla seduta sono già posizionati il cuscino viola, la coperta (del medesimo colore) e un piccolo amenity kit, contenente spazzolino dentifricio e un paio di calzini antiscivolo.

Gli assistenti di volo sono soltanto tre e il servizio pur non cattivo, è estremamente essenziale. Completato l’imbarco, il comandante si presenta per dare le informazioni aggiornate sul volo. Dopo un’attesa di circa 20 minuti siamo finalmente pronti al decollo, dalla pista 24. Il nostro B757 mostra tutta l’esuberanza che contraddistingue questo aeromobile e in men che non si dica raggiungiamo la quota di crociera.

Il servizio, complice un load factor buono ma non eccessivo, inizia rapido. Openskies utilizza una tecnica tutta sua: a differenza di altri che usano un solo carrello con 2 hostess, preferiscono avere 3 hostess ciascuna con un carrellino a cui è assegnato un determinato numero di file da servire. L’aperitivo – alcoolico o non – viene servito rapidamente in bicchieri di vetro, accompagnato da una confezione di frutta secca assortita.

Mentre ormai sorvoliamo la Manica, un altro A/V distribuisce le consolle per l’intrattenimento di bordo. Una volta collegato alla presa elettrica è possibile scegliere quali film, programmi tv vedere, quale musica ascoltare da una selezione discreta seppur non vasta.

Il pranzo viene svolto con il medesimo metodo sopra descritto e – a conti fatti – il sistema risulta estremamente efficiente. A differenza delle classiche business class, il servizio qui è decisamente più essenziale e sbrigativo ma nonostante ciò rimane apprezzabile. Non essendovi un menù la hostess domanda direttamente la scelta dei singoli passeggeri: si può scegliere tra due antipasti (oggi pollo e insalata o scampi e cous-cous) e tra due portate principali (pollo e riso all’indiana oppure orata allo zafferano con risotto). In pochi istanti prepara il vassoietto e lo appoggia sul tavolino: la presentazione è assolutamente accettabile, con le portate scelte presentata su di un piatto di ceramica,  così come il formaggio, mentre i bicchieri sono di vetro. A proposito della qualità diremo che il catering supera ampiamente la sufficienza, senza peraltro raggiungere alcun livello di eccellenza: gli scampi – così come il cous-cous di cui io non sono grande estimatore sono decisamente all’altezza della situazione, mentre il piatto principale manca un pochino di sapore.

Per quanto concerne il dolce, questo viene servito a parte, non c’è scelta e viene accompagnato da tè o caffè a scelta del passeggero. Nel complesso si tratta di un pranzo ben equilibrato che non lascia con il buco allo stomaco.

Per permettere il riposo a coloro che vogliono dormire, gli AA/VV diligentemente abbassano gli schermi dei finestrini e distribuiscono cuscini aggiuntivi per i più viziati. Nonostante il numero risicato di AA/VV (solo 5) va detto che con molta discrezione svolgono il loro lavoro controllando le esigenze di tutti passeggeri.

Quanto al sedile, il famigerato cradle seats posso dire che vista anche la tipologia di volo non lunghissima (si tratta alla fine di 8 ore scarse, non certo paragonabili a tratte da 12 o 13 ore!), sono più che sufficienti per riposarsi e arrivare a destinazione in condizioni accettabili: le regolazioni del sedile – sia dello schienale sia del poggiapiedi – permettono di scegliere la posizione migliore e di rilassarsi mentre ci avviciniamo alle coste del Labrador.

Dopo un sorvolo su Albany e un atterraggio da manuale raggiungiamo il ns. finger. Inizia l’ennesima scena all’immigrazione americana dove – nonostante abbiano semplificato le procedure – la cronica carenza di personale costringe i passeggeri – già estenuati dai lunghi voli di provenienza – ad un’infinita attesa. A far ridere ancora di più sono però i membri dello staff che strillano di tenersi pronti con i documenti per non creare fila, quando ancora il banchetto per il controllo non è nel raggio visivo. Anche questa è America.

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