Lo strano caso del network 2011 Alitalia

Originariamente sembrava tutto a posto, poi qualche scricchiolio lasciava intuire che potessero esserci delle difficoltà a proposito del network AZ per la stagione invernale. Qualche rumour aveva fatto la sua comparsa sui quotidiani nazionali ma era stato dato loro peso: alla fine (sempre che – ed è possibile – non vi siano altri colpi di scena) sui sistemi di vendita dei biglietti è arrivata la conferma delle “novità”.

foto tratta da www.elliott.org

foto tratta da http://www.elliott.org

A stupire più di tutto sono alcune delle notizie riguardanti il lungo raggio. Dalla sospensione del servizio con Chicago, così come di quello verso Los Angeles, senza parlare delle innumerevoli “sforbiciate” minori, per concludere con il re-timing della Pechino.

La chiusura del volo FCO-ORD è più di un semplice taglio, è la fine di un’epoca, la fine di un collegamento storico. Significa – dopo aver rinunciato alla West Coast rinunciare anche agli USA centrali. Un volo effettuato con un B767 che sparisce. Resta da chiedersi il perché. E’ indubbio che AZ non sia la sola ad essere in affanno su una rotta simile: Air France ha da poco fatto sapere che anche il suo volo da Parigi verrà sospeso, affidando tutto l’onere (o l’onore) del servizio ai partner americani. British Airways – sulla medesima falsa riga – ridurrà la capacità e le frequenze, certificando in qualche modo che le difficoltà ci sono per tutte.

Il discorso è invece diverso per la Los Angeles: qui Alitalia non ha modo di appellarsi alle disgrazie comuni; dopo averla aperta, poi chiusa e riaperta in un infinito tira e molla, l’epoca per il volo californiano sembra veramente prossimo al la fine, almeno in termini di collegamento annuale; sa da un lato il posizionamento geografico di Roma e L.A. è sfavorevole rispetto ad esempio a Londra, è lampante che Alitalia ha problemi nello riempire un volo all’apparenza non critico. Lo rivedremo ancora? Forse che sì forse che no.

A contorno di questo, Alitalia azzopperà ance il volo per Miami con una riduzione di frequenze (ma qui – intendiamoci – la scelta è più che giusta vista la stagionalità del traffico), così come il collegamento per Newark, le cui frequenze andranno lentamente scemando nel corso dei mesi.

Se a questo si aggiunge la difficoltà (totalmente incolpevole) dei voli per Tokyo Narita, viene da chiedersi cosa rimane. Già, cosa resta? Restano i collegamenti verso il Sud America (Caracas, San Paolo, Buenos Aires e Rio), gli unici al momento a tenere botta e a vedere anzi l’aumento seppur modesto delle frequenze, i voli per NY Kennedy e Boston, la Toronto, le quattro frequenze per Osaka Kansai ed il volo per Pechino.

A proposito di Pechino, il volo ha subito un pesante re-timing: con l’orario invernale, il volo atterrerà a PEK alle 04.40 del mattino e ridecollerà verso l’Italia alle 6.00. Quale motivo avrà spinto Alitalia a una scelta così “naif”? Si spera che almeno in termini economici di slot, ciò abbia costituito un vasto risparmio: arrivare così presto penalizza sicuramente molta della clientela business (come si può chiedere a qualcuno di essere produttivo per tutto un giorno se lo butti giù dal letto alle 4 del mattino? Ma ancor di più spaventa l’orario del ritorno che penalizza, per non dire “castra” qualsiasi idea – seppur embrionale – di possibile passeggero in coincidenza proveniente da altre città cinesi. Esiste una ragione? Se si, speriamo che la spieghino pure a noi, ignoranti del settore.

Una considerazione finale va tuttavia fatta: a sorprendere non è tanto il taglio delle rotte, quanto la rinuncia ad utilizzare degli aeromobili, perché – sommando sommando – risulterebbero almeno 3 aerei messi a terra o disponibili per nuovi collegamenti. E’ certo vero che gli orari invernali non sono ancora definitivi, e che quindi c’è sempre tempo per poter aggiungere, togliere, limare o aggiustare il network.

Cosa farà Alitalia? Aprirà nuove rotte? Rafforzerà le poche esistenti? O semplicemente metterà gli aerei atterra, piuttosto che restituirli al lessor?

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