I frequent Flyers che volavano troppo!

E’ una storia incredibile, una storia bizzarra, una storia da americani… ma prima di tutto è una storia vera!

A raccontarla per primo è stato il Los Angeles Times!

Come direbbe Lucarelli, in questa storia c’è una compagnia… è American Airlines.

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Logo American Airlines
(from http://www.goodlogo.com)

American Airlines è una compagnia grande, importante, con una sua storia, e con l’incredibile capacità di fare harakiri! Ma in questo nostro racconto così rocambolesco ci sono – tra gli altri – due uomini: Steven Rothstein e Jacques Vroom.

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Steven RothStein e Jacques Vroom
(foto da http://www.trbimg.com)

Ci sono i frequent flyer… e poi c’è gente come loro.

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Erano gli anni ’80 ed il trasporto aereo sembrava non potesse soffrire crisi, bensì solo espansione. Ma c’era già chi – come American Airlines – cercava di fare cassa nell’immediato.

Nel 1981 American Airlines presenta il programma AAirpass, una chance per incassare milionate di dollari, in grado di supportare una forte espansione sul mercato, grazie anche a tassi di interessi da capogiro. L’AAirpass venne così commercializzato (e lo è tuttora) in varie forme. Ma il fiore all’occhiello (o forse il tallone di achille) fu il “lifetime unlimited AAirpass”: i possessori avrebbero tra le varie cose guadagnato miglia ad ogni volo, avuto accesso a vita all’Admirals club, ma soprattutto avrebbero potuto volare a vita gratuitamente in first class su qualsiasi volo American Airlines.

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E sia chiaro: il prezzo era di quelli da urlo… 250.000,00 USD (o 350.000,00 USD per avere anche un pass companion); una cifra che naturalmente non si può permettere chiunque.

Racconta Bob Crandall, presidente e CEO di American Airlines dall’85 al 98 : “Pensavamo che questa tipologia di prodotto avrebbe avuto successo tra le multinazionali per il top management; ben presto però capimmo che la clientela era assi più astuta di quanto lo fossimo noi”. Gli AAirpass vennero comprati per lo più da facoltosi privati o gente che in vari modi aveva potuto accumulare una consistente fortuna.

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Micheal Joyce – ad esempio – lo comprò nel 1994, dopo aver vinto una causa da oltre 4 milioni di USD in seguito ad un incidente stradale. E seppe farne un ottimo (indiscriminato) uso: nel 2012, in soli 25 giorni, Micheal Joyce ha volato tra Londra e gli Stati uniti 16 volte (andata e ritorno, ovviamente), causando alla compagnia un mancato revenue di 125.000 USD. Naturalmente lui non ha messo un solo centesimo.

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Ma torniamo ai due della foto: sia RothStein che Vroom acquistarono l’AAirpass, che aprì loro le porte per un numero illimitato di voli in First class per tutta la vita; era come possedere una flotta di jet privati. Con il loro AAirpass in mano, Rothstein e Vroom hanno volato per lavoro, per piacere e anche per il solo gusto di volare! Nessun problema di voli pieni, cambi di programmi, condizione meteo avverse o difficoltà di sorta. C’è sempre stato l’AAirpass. Se lo domandate loro, entrambi vi risponderanno che è stato il miglior affare che abbiano mai fatto, al punto da aver completamente cambiato la loro vita!

Up in the air (titolo italiano : “tra le nuvole”) trattava di un frizzante George Clooney impegnato a costruire il suo successo come frequent flyer e l’ambizioso traguardo dei 10 milioni di punti. Bazzecole al confronto di Rothstein e Vroom: 30 milioni per il primo e 40 per il secondo.

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Rothstein acquisto l’AAirpass nel 1987 con l’idea di sfruttarlo per il suo lavoro: due anni dopo acquistò anche il pass companion, giusto per non sbagliarsi. Un giorno sì e uno no prendeva un volo. Se un amico gli segnalava una fiera, una mostra al Louvre o ovunque nel mondo, Rothstein non aveva che da prendere un volo per raggiungere il suo amico e poi volare assieme a lui a Parigi, piuttosto che in un’altra destinazione nel mondo. Il tutto gratuitamente.

Nel 2004, per non farsi mancare nulla, Rothstein se l’è volata 18 volte, andando in Nuova Scozia, a New York, Miami, London, Los Angeles, nel Maine, a Denver e pure a Fort Lauderdale. Superfluo dire che per qualsiasi programma di viaggio di un possessore di AAirpass, American Airlines aveva messo a disposizione agenti dedicati per risolvere la loro problematiche: dalla creazione di prenotazione multiple in caso di perdita di coincidenza  alla prenotazione di un posto fittizio a nome del “companion” per garantire lo spazio libero al possessore dell’AAirpass.

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Jacques Vroom decise invece di utilizzare il suo AAirpass per assistere a tutte le partite di footbal giocate da suo figlio, mentre era al college nel Maine. Mise da parte così tante miglia che molte le donò ad associazioni no profit. Era così assiduo passeggero che non c’era alcun membro di equipaggio che non conoscesse il suo nome. Lo stesso Vroom racconta che un A/V di nome Pierre ormai conosceva esattamente i suoi gusti: 3 antipasti di salmone, nessun dessert, e un bicchiere di champagne, il tutto subito dopo il decollo.

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Ma la genialità non ha limiti: Willart May, texano, dopo il pensionamento anticipato seppe fare un uso assai produttivo del suo AAirpass per guadagnare soldi. Usò il suo companion pass per portare avanti e indietro dall’Europa una coppia di Dallas, alla modica cifra di 2000 USD al mese. Oggi, 81 primavere per lui, conferma “Per anni, volare è stata l’unica cosa che ho fatto. Ed è stato l’unico modo per pagare le mie spese”.

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American Airlines capì allora che era necessario qualche ritocco per l’unlimited lifetime AAirpass, il cui prezzo nel 1990 era lievitato a 600.000 USD, per attestarsi nel 1993 a 1.010.000 USD. Finchè American Airlines realizzò (che tempismo!!) che l’unlimited lifetime AAirpass era un pozzo senza fondo… e come tale non poteva nè doveva essere commercializzato!

Il drenaggio continuo di soldi era tale che Leo Hindery Jr, che nel 1991 aveva comprato un unlimited AAirpass per 5 anni (con l’opzione di passare a quello a vita dopo 3 anni), venne contattato da American Airlines, la quale gli “chiese di non esercitare quell’opzione”. Usando tutta la possibile moral suasion, American Airlines tentò di spiegargli che il prodotto sarebbe stato presto tolto dal commercio e che se avesse rinunciato ad esercitare l’opzione, AMERICAN AIRLINES gli avrebbe addirittura restituito i soldi spedi all’origine!!

Ma nel 2004, American Airlines ci ricascò ed offrì per l’ennesima – ed ultima – volta un unlimited lifetime AAirpass, alla modica cifra di 3 milioni di dollari, più altri 2 per la tessera companion: per loro fortuna, nessuno lo acquistò!

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Quanti sono i possessori del famelico unlimited AAirpass di First Class? Sembra siano 66, tuttavia una certezza c’è: sono andati oltre ogni più catastrofica previsione della controparte, American Airlines.

E man mano che il tempo è passato, i conti di Americn Airlines sono peggiorati al punto che lo stesso management ha iniziato a guardare stizzitamente quelle “malefiche” 66 tessere, vere e proprie risucchiatrici di denaro, in grado di costare milioni di dollari al vettore americano in termini di revenue.

Un contratto è comunque un contratto, con clausole e termini precisi. American Airlines allestì addirittura una “revenue integrity unit” il cui unico scopo era scoprire se qualcuno dei possessori dell’AAirpass avesse infranto una clausola o contravvenuto ai termini contrattuali o se vi fosse il minimo pidocchioso cavillo legale che permettesse ad American Airlines di revocare le tessere “ciucciasoldi”.

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Nel 2007, un analista  esperto di revenue non mancò di infilare il coltello nella piaga, richiamando l’attenzione della compagnia su quanto il programma AAirpass stesse letteralmente mandando in rosso i conti. In una delle mail dell’epoca un dirigente del revenue management sbottò brutalmente “Noi paghiamo le tasse, diamo loro miglia premio e perdiamo un posto ogni volta che loro volano!”

Bridget Cade con gli AAirpass non aveva mai avuto a che fare. Solida e affidabile dipendente American Airlines fin dagli anni ’90 si era sempre occupata di prenotazioni. Nel 2007 venne promossa e spostata nel team “elite revenue integrity” e da quel giorno il suo compito fu quello di rovistare tra passeggeri, agenti di viaggio e tutti coloro che potessero essere in odore di frode nei confronti della compagnia.

E naturalmente il suo primo impegno fu quello di occuparsi dei titolari degli AAirpass, per scoprire se uno di loro stesse violando le regole, ad iniziare da coloro che volavano maggiormente.

Da un primo conteggio realizzato dall’analisi di anni di volo,  Rothstein e Vroom sono costati ad American Airlines 1 milione di dollari a testa all’anno!

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Rothstein alle volte si avvicinava al primo sconosciuto in aeroporto offrendogli un upgrade a sorpresa in First-Class, grazie al suo companion pass; per non parlare di quando a Nuova Delhi incontrò una elegante signora a cui offrì un “passaggio” fino a Chicago, passaggio che la compagnia poco più tardi valutò in circa 7.500 dollari!

La cosa più bella e più assurda tuttavia è che nel programma di AAirpass nulla di tutto ciò era proibito. A rendere l’incredibile ancora più incredibile ci pensò Brigitte Cade, quando scoprì che Rothstein in meno di 4 anni aveva effettuato oltre 3.000 prenotazioni, quasi sempre prenotando due posti, ma ne aveva anche cancellate oltre 2.500. (spesso prenotava a nome “Bag Rothstein”). Per la zelante dipendente American Airlines era evidente che Rothstein prenotava voli che sapeva perfettamente non avrebbe mai preso, inibendo alla compagnia aerea la possibilità di venderli, e pertanto si trattava – a suo giudizio – di una frode.

Il 13 dicembre 2008, Rothstein si presentò accompagnato all’aeroporto di Chicago, pronto per un volo Transatlantico, quando al check-in un agente American Airlines fu lesto a consegnargli una lettera doveva si comunicava che il suo AAirpass  non era più valido a causa di “comportamenti fraudolenti”.

Superato l’imbarazzo per il suo accompagnatore, Rothstein si fiondò nel primo tribunale dell’Illinois per far causa ad American Airlines.

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Bridget Cade si occupò presto pure di Vroom: il suo background di volo era ricco di viaggi fatti con sempre nuove persone, viaggi andata e ritorno per il Giappone o per l’Europa senza nemmeno una notte a destinazione. Il sospetto era che Vroom rivendesse i biglietti companion a terzi soggetti e la stessa Bridget Cade provò a coglierlo in flagrante.

Controllando le prenotazioni di Vroom e dei suoi avventizi compagni di viaggio, Bridget Cade si imbattè molto presto in Auyon Mukharji, un giovane laureato che il 30 luglio 2008 avrebbe volato da Londra a Nashville in compagnia di Vroom. La stessa Cade architettò un piano per far confessare al giovane Mukharji di aver pagato Vroom. E per questa operazione sembra che tuttei dettagli fossero  ben chiari e definiti.

Al check-in gli agenti americani scortarono immediatamente il giovane in un ufficio privato dove un ex detective della polizia di new york, in forze presso la sicurezza di American Airlines, offrì a Mukharji un biglietto gratis per Nashville qualora avesse confessato di aver pagato Vroom. Il giovane laureato confermò invece di non averlo mai fatto, costringendo la compagnia a rilasciarlo, fornendogli pure un biglietto di economy per Nashville.

Quando Vroom raggiunse Heathrow,  si diresse subito alla Vip lounge dove unagente American Airlines fu pronto a consegnargli una lettera in cui si comunicava che non avrebbe più potuto volare con American Airlines.

Vroom, superato lo choc per aver perduto la sua gallina dalle uova d’oro, non perse tempo e ribattè immediatamente che la sua conoscenza con Mukharji era avvenuta per il tramite di un amico comune, che aveva frequentato il williams college in Massachusetts con Mukharji, e che lui aveva offerto a quest’ultimo un viaggio per tornare negli USA come gesto di amicizia.

Poche settimane dopo American Airlines citò in giudizio Vroom, che a sua volta fece causa alla compagnia.

Ben presto il pool di avvocati della compagnia scoprì una donna che aveva staccato un assegno da 2.800 dollari a Vroom  per far volare suo figlio a Londra. Una coppia di anziani gli aveva dato ben 6.000 dollari per portarli a Parigi. E dagli estratti conti bancari fu presto chiaro che Vroom incassò assegni per oltre 100.000 dollari staccati dai proprietari di una gioielleria che spesso avevano volato con Vroom. Vroom non negò di aver preso soldi dai suoi compagni di viaggio, ma contestò il motivo, spiegando che quei soldi erano legati alla sua prestazione professionale e non per i voli.

L’avvocato di Vroom sostenne semplicemente che la  vendita dei posti companion era una questione di lana caprina, giacchè il contratto sottoscritto da Vroom non lo proibiva; American Airlines infatti non vietò tale pratica per altri tre anni, dopo che Vroom acquistò l’AAirpass.

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Rothstein oggi vive a New York, dove risiede nel 2009. Il suo ufficio è pieno di foto e immagini di tutti i posti in cui è stato volando con American Airlines.

Tra i vari ricordi c’è una lettera del 1998 su carta intestata di American Airlines, scritta da Bob Crandall (CEO di American Airlines all’epoca), con cui Rothstein volò sul Concorde.

Nella lettera si legge testuale: “I am delighted that you’ve enjoyed your AAirpass investment “You can count on us to keep the Company solid, and to honor the deal, far into the future.”

2 risposte a “I frequent Flyers che volavano troppo!

  1. davvero un bellissimo post) complimenti caro) non sapevo nulla di questo…se LH facesse una cosa simile andiamo tutti a far dei mutui per comprarla))) un saluto, oggi Blq-Madrid per me..purtroppo in eco, cheers)

    • Credo che il costo sarebbe a dir poco esorbitante oggi come oggi… e sinceramente – premesso che non ho quelle somme – non lo acquisterei mai per volare LH…. al massimo TG, CX, SQ o QR.

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