Alitalia, la quota di Air France, gli slot e la ricapitalizzazione

C’è qualcosa che non torna, o – per meglio dire – qualcuno non la racconta giusta.

Alitalia nella sua veste di azienda privata ha certamente il merito di aver saputo migliorare molti aspetti che quando ancora era una azienda pubblica gridavano allo scandalo.

Dalla totale inaffidabilità in termini di puntualità si è passati a un rispetto discretamente rigoroso degli orari, così come di scioperi selvaggi non si è praticamente più sentito parlare.

La costruzione di una brand integrity si è fatta largo in maniera seria ed è stato avviato un processo di riammodernamento della flotta non di poco conto, al punto che è stato di fatto ridisegnato da cima a fondo il concept della business class.

Ciò non toglie che prima o poi si deve dare uno sguardo anche ai conti ed i conti – proprio loro – raccontano una amara verità, la verità di una società che ha migliorato tantissimo e ridotto le faraoniche perdite pre-provatizzazione ma che tuttavia non consentono alla compagnia di conseguire un utile.

E’ vero, non perde più milioni di euro al giorno, e bisogna darne atto a chi di dovere, ma resta l’incontrovertibile fatto che la compagnia spende più di quel che ricava. Ed a distanza di tre anni la cassa inizia a non essere granchè pingue. Il nuovo A.d., Andrea Ragnetti dispensa serenità dichiarando che Alitalia lavora ad evitare un aumento di capitale. Se il 2012 dovesse chiudersi in rosso (cosa probabile), per il 2013 si punta ad un margine operativo positivo.

E’ scontato che l’aumento di capitale, con Air France che nicchia e non è assai disposta a investire ingenti somme, genera tensione tra i soci. Ma nel futuro della compagnia c’è anche la guerra ormai già preannunziata con Easyjet sul Linate – Fiumicino, dopo  la decisione dell’Antitrust che ha assegnato sette slot alla low-cost, oltre al rosso ormai pressochè certo dei conti della compagnia nel 2012.

Come sistemare dunque i conti per trovare i soldi per campare? Sotto silenzio Alitalia ha già trovato il sistema ed ha realizzato l’operazione. Sembra infatti certo che si sia perfezionata la vendita ti 3 coppie di slot all’aeroporto di Heathrow, grazie a cui Alitalia potrebbe quindi essersi garantita una discreta liquidità con cui dare ossigeno fresco alla cassa del gruppo.

Con questa vendita i voli di Alitalia su Londra Heathrow scenderanno sotto i 100 (settimanalmente parlando), che tuttavia resterà – seppur in maniera meno importante – una destinazione del network della compagnia.

Quanto al business realizzato, il compratore e la somma percepita non sono di dominio pubblico, ma  due degli slot oggetto della trattativa appartenevano alla fascia più pregiata del mercato aeroportuale londinese, ossia quella del primo mattino: non è difficile ipotizzare un ricavo nell’ordine dei 20-25 milioni di euro.

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