Due parole sul piano “Del Torchio” per il futuro di Alitalia

C’è da chiedersi se lasci più amareggiati o sorpresi scoprire che forse in Alitalia – a distanza di oltre tre anni dal piano industriale – hanno capito che qualcosa non andava!!! Ma va?

Ed ecco ora il nuovo amministratore delegato, Gabriele Del Torchio, che presenta una nuova ricetta. Vista la Caporetto dei conti della nostrana compagnia urge una cura da cavallo che tuttavia non sembra incentrata su tagli alla flotta, voli cancellati o licenziamenti.

Il debito ormai stellare supera il 1 miliardo di euro, 56 milioni in più rispetto ad inizio anno e la perdita trimestrale è ingente (157).
Non a caso Alitalia che di soldi in cassa ormai ne ha ben pochi, sta dando il tutto per tutto nella speranza che l’estate porti quantomeno una robusta boccata d’ossigeno.

Del Torchio parla di rimodulare i termini di rientro con gli istituti bancari ma soprattutto sembra il primo a capire che i tagli da soli affossano ancora di più la compagnia.

Vero, ma certo è che tutto ciò che non produce redditività va segato, perchè una società in un libero mercato deve efficientare.

Il piano industriale dovrebbe essere presentato a fine giugno e finalmente pare che Alitalia abbia capito che sul Milano – Roma non può più contare, perchè si tratta di una partita a perdere!

Del Torchio parla di convertire i leasing sugli aerei da esemplari di corto – raggio verso velivoli di lungo raggio e c’è da osannare il cielo che davvero qualcuno abbia capito questo fatto, giacchè nel mondo nessuna compagnia tradizionale full service riesce a fare risultati con il breve e medio raggio. Peccato averlo capito decisamente troppo tardi.

Un errore imperdonabile ed ottuso quello di puntare su tutto il mercato domestico con collegamenti ridicoli, improduttivi e superflui da destinazioni che – si sapeva – potevano regalare assai poche soddisfazioni dal punto di vista economico.

Da dove partire con il lungo raggio? Si parla della Cina, con Shanghai al posto di Pechino e con altre frequenze verso gli USA e l’Argentina: speriamo che almeno in quest’occasione l’esperienza insegni e non compaiano destinazioni problematiche da gestire in termini di rotazioni (vedi los angeles) o veri e propri flop come la Fortaleza.

Altro punto interessante, richiamato da Del Torchio, è la necessità di un re-hubbing, ossia di togliere quello spezzatino misto di flotta e frequenze che i vecchi management avevano spalmato senza ritegno sugli scali di tutta la penisola. Era così difficile capire che se si hanno pochi aerei, questi devono essere concentrati in un solo posto!?

Come al solito in Alitalia non sono solo i voli ad essere in ritardo….. anche le idee! Forse decisamente oltre il time limit!

Che ne pensate? Sono giuste le valutazioni e le proposte di Del Torchio? Voi che altre misure intraprendereste?

Una risposta a “Due parole sul piano “Del Torchio” per il futuro di Alitalia

  1. Da quello che avevo letto, il piano riguardava:
    -re-branding di Air One (operazione annullata);
    -rafforzamento dei voli Point-to-Point di Air One da 4 basi: Catania, Palermo, Pisa e Venezia;
    -uscita di scena di 6 aeromobili della famiglia A320 della flotta Alitalia;
    -riconfigurazione interna degli A330, portando la capacità passeggeri da 224 a 250 posti;
    -rafforzamento della collaborazione con Air France-KLM e, sui voli intercontinentali, con Delta;
    -la solita solfa sul ruolo di hub di Fiumicino…
    Certo, il volo Venezia-Tokyo non capisco come possa essere definito ” rafforzamento del ruolo di hub di Fiumicino, che diverrà lo scalo di riferimento di Alitalia” (più o meno queste le parole usate nell’articolo), ma va beh…

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