Il prezzo dell’Italianità.

Un mio conoscente oggi faceva sarcasmo sullo slogan di alitalia “ultimi giorni, acquista ora!”

Dall’altro  la super attenta flyerz-lettrice Paola mi segnala un’interessantissima analisi di Federico Fubini.

Alitalia necessita ossigeno, ossia soldi. Non può più procrastinare. Molti dicono che fallirà, io sono convinto che come le altre volte continuerà ad operare. E se le altre volte ci sono voluti prestiti balordi a carico dei contribuenti o operazioni di dubbia ragionevolezza, oggi credo proprio che Alitalia si salverà perchè oggi i grounding delle compagnie sono meno diffusi e qualche squalo pronta a farsi carico di consolidarla nel proprio asset o di soccorrerla per mangiarsela si può trovare. Tanto per fare due nomi, l’eterna promessa Air France, e la rampante arrampicatrice di hub, Etihad Airways.

Eppure Alitalia era già arrivata a questa situazione: all’epoca vivevo a Roma, A Montemario, anzi alla “Balduina” come pomposamente amano dire i residenti locali e ricordo le manifestazioni e i sit-in del personale Alitalia di in una traversa che collegava Corso Giulio Cesare e Viale delle Milizie (zona Prati) che ti obbligavano a fare mille giri per andare in centro o tornare a casa. All’epoca il blog era ancora in fase embrionale ed i nomi che giravano comprendevano la teutonica Lufthansa, Unicredit, Aeroflot, Air France, Mattlin Patterson, Mediobanca.

Tra questi personalmente ebbi sempre a sostenere che l’offerta migliore era chiaramente quella del Fondo Texano TPG, perchè aveva le spalle coperte, era una società come si deve che sa stare nel mercato ed aveva esperienza nel settore aereo, avendo ristrutturato in toto Continental, all’epoca ancora indipendente. Ma la paura della mannaia facile sui posti di lavoro non lasciò a TPG alcuna chance.

Alla fine nel capitale di Alitalia, assieme ai capitani “coraggiosi” (che io definirei con altro aggettivo) Air France entrò con una quota di minoranza, perchè – come sosteneva l’allora presidente del Consiglio italiano, andava preservata l’italianità dell’Alitalia e non potevamo ipotizzare di cedere il controllo a chicchessia.

Air France pur di controllare Alitalia era pronta a sganciare al volo 1.7 miliardi di euro. Niente male, no?

Sono passati da quell’aprile 2008 ben 5 anni e mezzo, il mondo e l’Italia hanno attraversato una profonda crisi. Ma nessuno e credo nessuno può rimanere insensibile nel sentire che oggi, quando Alitalia ha nuovamente bisogno di tornare sul mercato, Air France di soldi ne offre solo 150 milioni, ossia il 91% in meno.

Ancora più sorprendente è scoprire che nemmeno Air France è certa che sia un buon investimento mettere tutti quei soldi, come giustamente catechizza il CEO di British Airways, Willie Walsh in una nota intervista di questi giorni. Per non parlare dell’alitalia stessa che si “permette” anche di fare la smorfiosa di fronte a soldi pronti all’uso.

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