Perchè Squinzi ha ragione su Alitalia

Generalmente, pur avendo una posizione assai marcata sull’affaire Alitalia, su questo blog mi sono sempre trattenuto per non divenire oltranzista e anche per evitare che la “si butti in caciara” come avviene in moltissimi forum o blog italiani.

Oggi, a seguito di una chiacchierata assieme a Mach81, ho deciso di commentare le parole che G. Squinzi – il presidente di Confindustria – ha dichiarato a proposito della compagnia di bandiera, Alitalia:

“Oggi per avere una compagnia globale forse l’Italia è un Paese un pò piccolo e il trasporto aereo sta soffrendo in tutto il mondo. Se si può mettere mano a un progetto di medio e lungo termine, strategico per il Paese, sono a favore”

Sebbene molti ne contestino il contenuto mi trovo fortemente d’accordo e non perchè sia antiitaliano o perchè ce l’abbia con l’Alitalia: è un discorso che prescinde la stessa.

Bisogna arrendersi all’evidenza dei fatti: l’Italia è un paese piccolo, con una distribuzione della popolazione inadatta a una compagnia globale, con più di un fulcro, infelicemente posizionata sul continente europeo, fortemente in ritardo sulla media europea.

Siamo inadatti a una compagnia globale perchè manchiamo di un traffico etnico, non abbiamo vere rotte su cui costruire un backbone di traffico con cui costituire uno zoccolo duro: Iberia e la Spagna, o anche la TAP e lo stesso Portogallo sono da questo punto di vista assai più fortunate di noi perchè godono di collegamenti verso le ex-colonie che fruttano traffico in ampia quantità.

La nostra popolazione è sparsa per tutto il territorio, non è la Francia che ha una sola maxi megalopoli, o l’Inghilterra con una capitale che ampiamente sovrasta la popolazione dell’intero paese: siamo un paese spezzettato in più di una città  e per di più la capitale politico/diplomatica non corrisponde con la capitale finanziaria/economica, che a sua volta è ancora lontana dal motore dell’industria rappresentato oggi dal triveneto. Come si può gestire una compagnia globale?

Per non parlare poi del malposizionamento sul globo: si fa in fretta a costruire un hub quando la sua posizione geografica è ideale, centralmente posizionata tra le destinazioni: Francoforte – città vibrante e finanziariamente importante – ha costruito un successo che va ben oltre la sua storia o la sua importanza nei meccanismi nazionali. Si fa presto a fare hub stando nel mezzo, è un po’ più complicato se ti trovi ubicato in una zona sbilanciata.

Certo, le compagnie nazionali di alcuni paesi hanno saputo ritagliarsi uno spazio, crearsi un proprio mercato, proprio a partire dalla posizione decentrata: si pensi a Finnair, basata in Finalndia (un paese ricco ma certamente poco popoloso e all’estremo nord dell’Europa) che ha costruito la sua fortuna sul traffico verso l’Oriente e su una ingegnosa (quanto irriverente) congettura secondo cui la strada più veloce per andare da A a B non è costituita dalla linea retta congiungente.

E l’Italia? l’Italia è fuori posizione per tutti i grandi traffici: surclassata da Iberia e TAP per il Sud – America (a proposito, sia Malpensa che Fiumicino distano da Buenos Aires e San Paolo più di quanto distino non solo Barcellona, Madrid e Lisbona, ma anche Londra Heathrow e Parigi Charles de Gaulle!!), per il Nord America seconda solo ad Atene ed Istanbul (per molte rotte del mid-west e della west-coast occorrono 2 macchine oppure l’utilizzo di 3 aerei in combinato con un incrocio verso l’asia), verso il Giappone e l’Asia paga il dazio dell’essere troppo a Sud.

Rimangono quindi due opzioni: il mercato dell’India, utile però solo per il nord america o l’Africa: certo Johannesburg è pur sempre una rotta proficua ma da sola non basta a sorreggere una compagnia globale.

Qualcuno dice che se ce la fa Swiss a Zurigo, ce la potrebbe fare qualsiasi compagnia aerea a Malpensa; io rispondo con due osservazioni: quella caustica – se fosse così semplice non si capisce come mai nessuno ci sia ancora riuscito – e quella ragionata – la Svizzera ha una clientela molto particolare e fuori schema, non ha un traffico domestico degno di nota e la Swiss ha una flotta marcatamente votata al lungo raggio proprio sulla scorta delle due precedenti asserzioni.

Altri menzionano Vienna e Monaco come ottimi hub dove le compagnie basate hanno vita discreta: qualche riserva sulla globalità di Austrian io la mantengo, a Monaco Lufthansa ha più corto e medioraggio che lungo raggio… e comunque nel mercato come nella vita “first come, first serve”…. noi come sempre siamo in ritardo. Troppo.

E’ dunque così sbagliato pensare che siamo un paese troppo piccolo – o forse di poco peso – per poter avere una compagnia globale? E se lo siamo, è una vergogna?

13 risposte a “Perchè Squinzi ha ragione su Alitalia

  1. Bell’articolo. Illuminante per non esperti come me.
    Ciao.

  2. Ciao Giovanni,
    grazie per la visita e per il commento.
    Io provo a dire le mie idee e spiegarle, poi vediamo che succede!!!

    A proposito, hai risolto i tuoi dubbi?

    Un saluto
    A presto
    WF

  3. Un’analisi molto interessante e competente che mi ha fatto piacere leggere.

  4. Ciao Wf,
    ho sensazioni diverse a riguardo, prima di tutto sono felice di aver prenotato i miei prossimi voli lungo raggio con Lufthansa e Qantas/Emirates! A parte gli scherzi, credo che il ruolo globale, nazionale o regionale che la compagnia di un paese come il nostro assuma, sia relativo se poi la compagnia non è mai in grado di generare profitti. Forse siamo un paese troppo piccolo come dice Squinzi e del resto, se Alitalia fosse lo specchio del nostro paese, le dimensioni della compagnia non credo siano definibili globali, visti fatturato, destinazioni, flotta. A mio parere, la corsa contro il tempo che si è aperta ora per cercare un partner (e i soldi), sarebbe dovuta partire da molto tempo, anni, non solo per riempire il portafogli, ma anche per creare, o entrare a far parte di un gruppo industriale capace di competere con IAG, Lufthansa ed eventualmente AF-KLM. Da soli non si va da nessuna parte e, come hai giustamente analizzato nel post, Alitalia non ha dei vantaggi competitivi su rotte specifiche o una posizione geografica particolare da sfruttare. Di fatto questa difficoltà a unirsi, a costruire economie di scala e crescere a livello globale, credo che Squinzi la conosca bene perchè è una caratteristica in generale dell’industria italiana, fatta di molte piccole realtà. Ciò che mi dispiace è che come sempre a pagare le conseguenze saranno i lavoratori direttamente e ovviamente noi immancabili contribuenti italiani. E comunque lo ammetto, per fine mese ho un LIN-LCY con AZ, speriamo bene!!!

    • Ciao Andrea, e grazie per il completo e approfondito commento.
      Non so quanto invidiarti per i tuoi lungo-raggio con Lufthansa eheh…
      Tralasciando gli scherzi: che Alitalia abbia dei problemi intrinseci e abbia difficoltà a fare profitti non v’è dubbio; ma siamo sicuri che un’altra compagnia sarebbe in grado di fare profitti?
      Me lo domando con franchezza, perchè il settore sta dimostrando che è molto difficile fare profitti e coloro che ci riescono hanno – di base – un ottimo bacino in cui pescare, cosa che a mio giudizio all’italia manca.
      CHe ne pensi?

      A presto
      WF

  5. Eheheh, allora meglio che non ti dica che il lungo raggio LH sarà su un 340-600 d’epoca in Y!!! Riguardo la possibilità di essere profittevoli in Italia, i fatti di questi giorni dicono che le condizioni per farcela non ci sono e che il bacino di riferimento non sia sufficiente. Qualche dubbio mi rimane solo perchè a cadere non sono stati certo i migliori o i più preparati. Ti vorrei chiedere che ne pensi di un eventuale coinvolgimento di Trenitalia nell’affaire Alitalia

    Ciao,
    Andrea

    • Caro Andrea,
      auguri per il tuo viaggio. Ricorda: per rendersi innovativi i Lufthansioti hanno messo il bagno di sotto… certo che per chiamarla innovazione ci vuole coraggio!!!

      Parliamo di Trenitalia…. fornirò due risposte, giudicando le parole dell’AD Moretti.

      RISPOSTA CAUSTICA:
      Se l’hanno messo a dirigere le ferrovie, forse non vogliono che si occupi di aerei.

      RISPOSTA SERIA:
      Io sono contrario a queste sorte di papocchi intermodali .eterogenei. Le idee di Moretti su come sviluppare il network di una compagnia aerea con collegamenti tra città tipo Napoli-Parigi et similia a me paiono idee sbagliate e già viste (vedi la brillante genialata di sbriciolare il network in 6 basi in Italia).
      In europa è abbastanza chiaro che il sistem hub& spoke è l’unico funzionante per i vettori full-service.

      Quanto all’aspetto numerico, benchè gli utili di Trenitalia ci siano, mi risulta che i contribuenti stiano continuando a sovvenzionare ampiamente Trenitalia… sbaglio?

      Il mio parere – da parecchi anni, almeno 5 – è che alla guida di Alitalia ci deve andare qualcuno che di aerei o di ristrutturazione di compagnie aeree ne capisca: con la sola eccezione di Cempella (parliamone), Zanichelli e di Toto – sui cui risultati economici nel gestire una compagnia aerea soprassiedo – alla guida di Alitalia dal 1995 ad oggi si è visto di tutto, tranne gente che avesse la caratura e l’esperienza nel settore per guidare una grande compagnia.

      Ora di genialate ne abbiamo sentite veramente tante, la prima cosa seria che ho sentito da molto tempo è stata una dichiarazione dell’attuale A.D. Del Torchio quando ha detto che bisogna puntare sul lungo raggio concentrando le operazioni.
      Viste le idee di Moretti, lo lascerei saldamente sul locomotore di Trenitalia.

      Ti ho soddisfatto?
      A presto
      WF

  6. Alla grande, come sempre.
    E riguardo LH, ti farò avere delle foto delle toilette downstairs!

    Ciaooo

  7. Secondo me ciò che dovrebbe fare Alitalia è costituire una compagnia esclusivamente dedicata al mercato dei voli nazionali, un po’ quello che già aveva fatto con l’ATI. In questo modo Alitalia sarebbe libera di “affacciarsi” sul mercato dei voli internazionali, senza l’onere di dover apportare traffico dai vari aeroporti medio-piccoli della penisola…

    • Ciao Stefano,
      grazie per la visita e il commento.

      Personalmente ritengo l’idea pessima: i fatti hanno dimostrato che non c’è possibilità – senza economie di scala – di avere una compagnia regional. E Alitalia non ha queste economie di scala

      A presto WF

      • Più che una “regional” si tratterebbe di costituire una vera e propria compagnia separata, il cui unico legame con Alitalia sarebbe il codesharing. Oppure fare di Air One una “Germanwings made in Italy”.
        Questo se si vuole essere una compagnia globale. E’ impensabile, con una flotta di poco più di 100 aerei, di volare da Roma e Milano, ma anche Torino, Napoli, Genova, Cagliari, Reggio Calabria, Bari, Venezia, Trieste, Bologna, e chi più ne ha più ne metta. Lufthansa, Air France-KLM, British Airways, con una flotta di 3-400 aerei, sono basate e volano da 1-2 hub al massimo.
        Oppure ci si arrende al fatto che Alitalia, nonostante il suo passato glorioso, ormai è divenuta un player di secondo piano, non c’è nulla di cui vergognarsi. Quindi si fa come LOT, praticamente una compagnia regionale con un’apertura sul lungo raggio. Però attenzione, perché in Italia c’è gente che risponde al nome di Ryanair, easyJet, Wizz Air, Emirates, ecc…

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