American Airlines: Los Angeles – Honolulu // First Class (The One with the hawaiian beauty)

Tested on AA197 – December 2014

Dopo il tragico prologo del mio volo per le Hawaii già tristemente narrato, voglio spendere qualche parola sul volo vero e proprio.

La lounge messa a disposizione da American è la Flagship lounge situata vicino al gate D40. Si accede con un simpatico ascensore ed è – di fatto – un’enclave all’interno dell’Admiral Club: l’ambiente è piccolo ma abbastanza moderno, offre delle belle vetrate sul tarmac (Verso il T5, quello della degna compagna di sventure Delta), ampie ed eleganti sedute ed un buffet che per la verità non può in alcun modo essere paragonato a quello delle first class lounge, per come si intendono di solito: tra le opzioni mangerecce, fa capolino una pasta scotta quanto basta (tipo vinavil) ed un salmone affumicato con capperi e limone accompagnato da del riso bollito che solo a vedersi fa passare la fame; c’è decisamente da migliorare e visto il livello di partenza basta davvero poco.

A far pietà è soprattutto la presentazione del buffet, perché a buttar l’occhio sembra proprio che abbiano catapultato il cibo usando i mestoli come fionda e che ad apparecchiare il tutto sia stato un essere senza pollici opponibili, forse l’orso Yoghi in compagnia del caro bubu.

Tralascio, per galanteria, il lungo andirivieni da parte mia tra la poltrona e il banchetto del customer service per verificare di tanto in tanto la situazione del mio “ri-upgrade” (cose che nemmeno la fantascienza è in grado di spiegare).

Una volta acquisita la certezza del ri-upgrade e raggiunto il gate, percorro il finger, mentre lo spettro del B752 compare sullo sfondo. Della gallina vecchia si dice che fa buon brodo: del b757 si può solo dire che – oggi – di buono ha veramente poco. Quello di American poi corrisponde alla perfezione alla definizione di catorcio.

Configurato a 2 classi (6 file di First e tutto il resto di economy) offre un layout 2-2 in premium cabin e 3-3 in turistica, entrambe oscene già al primo sguardo.

Le cappelliere di ridottissime dimensioni, i monitor sul corridoio e i neon ingialliti fanno da triste contorno ai sedili blu scuro che hanno un sapore così anni ’80, al punto che da un momento all’altro ti aspetti che compaia JR o Sue Ellen– direttamente dalla serie Dallas. La reclinabilità del sedile è prossima al nulla, perché davvero un qualsiasi sedile di premium economy di una compagnia europea riesce ad essere meglio. Non parliamo poi del poggiapiedi che non esiste, mentre non risultano pervenute né l’entertainment personalizzato né la presa della corrente.

La cosa più sconvolgente è però costituita dall’equipaggio: la hostess deputata allal first class è infatti una donna incartapecorita sulla 50ina, dalla corporatura giunonica che probabilmente ignora come il tempo passi pure per lei: resta solo da capire se sia più traumatizzante vedere le sue unghie lunghe smaltate color rosa shocking o i suoi capelli (rigorosamente al vento), tra i quali fa capolino un fiore hawaiano . Francamente, pare impossibile anche solo l’idea che lei un tempo possa essere stata una seducente bellezza.

Full house per American su questo volo: first class completamente satura ed analogo ragionamento per l’economy class. E’ evidentemente che a questo giro anche le hostess dovranno darsi da fare. Incredibile ma vero!

Los Angeles – Terminal 4 & 5

Los Angeles – Terminal 5

Decollo per 25L e cabrata in quota diretta. A sinistra la vista spazia verso orange county mentre sulla destra Santa Monica e Topanga la fanno da padrona. Di fatto la rotta in direzione ovest e l’orario del volo garantiscono un piacevole interminabile tramonto all’orizzonte.

LAX area

Taking-off from LAX

Taking-off from LAX

Taking-off from LAX

A sorpresa la hostess può ulteriormente stupire – ma che dico stupire? Annichilire! – presentandosi con un improbabile quanto sgargiante grembiule a fiori, sulle gradazioni del rosa, che la rende ormai pronta per una sfolgorante carriera nelle televendite su qualche canale privato tipo telepantigliate o tele cardano al campo.

Sua degna compare è invece la purser, sorella gemella – ma separata alla nascita – de la piccola dolce minu’: alta un metro e poco più, con un caschetto color rum manca solo del famoso cucchiaino con cui rimpicciolirsi. Negli ambienti riservati ai crew, tuttavia, si mormora che il comandante possa essere lontano parente del Signor Pepperpot.

Del recliner seat si è già detto mentre per quanto concerne il tavolino – contenuto nel bracciolo centrale – è rettangolare e di dimensioni assai ridotte. Dell’intrattenimento sui monitor centrali (tipicamente anni 80) non vi sono tracce, giacchè sembra che al momento sui voli da e per le Hawaii non venga proposto alcunché: di solito si dice che alle Hawaii si va per fare un viaggio di nozze, crogiolandosi nel lusso più sfrenato; è evidente che chi vola con American più che ad una luna di miele partecipa ad un corteo funebre, dove si celebra la morte del buongusto.

Si salva il soft-product, con un piumoncino bicolore – bianco e tortora – abbinato ad un confortevole cuscino: tuttavia è decisamente troppo poco per un viaggio di sei ore.

Dopo il decollo, distribuzione di salviette lise e madide di acqua stagnante che dovrebbero offrire refrigerio: se profumassero il liquido tutto sarebbe più semplice.

La mancata modella hostess passa quindi per il corridoio raccogliendo le ordinazioni per il drink: incredibilmente, si scopre che – nonostante il tono sguaiato – chiama per nome i singoli passeggeri (per il vero si tratta più di un’inquisizione sulla scorta di “sei tu, vero, il Sig. FlyerZ blog? Ecco io sono Tia”), il che non guasta mai.

Per il menu’ la ns. Minu’ (scusate la rima) passa fila per fila proponendo della carne teriyaki o delle lasagne. Vedremo cosa offrirà poi il catering vero e proprio.

Il pranzo sinceramente non può dirsi disorganizzato, perché, tutto sommato, essendo il b757 a corridoio unico e le hostess 2, l’utilizzo del carrellino impedisce colpi di testa naif da parte delle hostess, come in un noto volo Delta. D’altro canto la femminilità e la grazia erano probabilmente in overbooking e non sono mai salite a bordo di questo volo, vista la rude distribuzione dei vassoi con il rancio.

American Airlines Biz class – LAX-HNL – Main Meal

L’antipasto, a base involtino di roast-beef è decisamente immangiabile. Raggiunge invece la sufficienza l’insalata (più per l’effetto del condimento che per meriti propri), mentre la lasagna al pomodoro pur essendo vagamente mangiabile necessita una seria rivisitazione (ma da quando si usa la ricotta al posto della besciamella?).

The inedible appetizer

Salad

The Ugly lasagna

Minu’ si dedica poi agli occhi dolci, durante distribuzione di pane e bevande (motivo per cui ho deciso da oggi di iniziare ad utilizzare le mascherine!). Da sottolineare in positivo è invece come la bionda hawaiana sia attenta nel recuperare con celerità il vassoio di coloro che terminano il pranzo particolarmente in fretta.

Il dessert viene servito ancora una volta con il carrellino e in alternativa al piatto di frutta e formaggio prevede un gelato servito nel bicchiere, più simile a una specie di bomba molotov calorica che ad un dolce (il mio vicino – che l’ha preso – ha istantaneamente messo su 3 chili e ha già prenotato una visita per il verificare il suo colesterolo).

Per il resto v’è ben poco da dire: continue turbolenze hanno reso perenne l’accensione del segnale di “cinture allacciate”, impedendo pressoché a chiunque di potersi sgranchire le gambe o semplicemente andare in bagno (sarà un caso che i migliori urologi del paese stiano alle Hawaii?)

Atterraggio a Honolulu con pochi minuti di ritardo nel buio più totale: mentre ciascuno di noi si avvia verso la porta 2L Minu’ è dispersa nel galley, mentre la bionda hawaiana si intrattiene in conversazioni di dubbio gusto con alcuni passeggeri.

Giudizio complessivo:
il 7 dicembre 1941 per gli abitanti delle Hawaii è stato il giorno dell’infamia (“day of infamy” come disse Franklin D. Roosevelt): il 27 dicembre 2014 è stato il giorno dello scempio di American Airlines: esperienza al check-in agghiacciante, lounge sub-par, aereo vecchio ed in condizioni assai mediocri, poltrona pessima , nessuna forma di PTV. Servizio non curato e a tratti inquietante, catering decisamente sotto la sufficienza. Aloha.

2 risposte a “American Airlines: Los Angeles – Honolulu // First Class (The One with the hawaiian beauty)

  1. … vogliamo ancora più voli con le compagnie americane!!

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