Aeroporti europei e frontiere.

L’attualità ultimamente si è soffermata sulla possibilità di reintrodurre le frontiere interne per i paesi aderenti all’Unione Europea. Indubbiamente una simile eventualità avrebbe significative ripercussioni in molti aspetti. Tuttavia pochi finora si sono concentrati su come un tale evento si estrinsecherebbe in ambito aeronautico.

Preliminarmente va detto che – ad esempio – a livello doganale cambierebbe poco, giacché attualmente i controlli di specie vengono sempre effettuati nell’aeroporto di destinazione e pertanto questo non modificherebbe in modo significativo lo status quo.

Per quanto invece attiene la parte di frontiera e controllo passaporti, si tratterebbe di una specie di day after, dove fondamentalmente l’unico aeroporto a trarne vantaggio – o meglio: a non essere penalizzato dalla reintroduzione delle frontiere – sarebbe Londra  Heathrow, che essendo già ora posizionato al di fuori dell’area di libera circolazione di Schengen non dovrebbe apportare serie modifiche alla sua infrastruttura. Per assurdo uno degli aeroporti più trafficati e incasinati del vecchio continente, diverrebbe il luogo della continuità.

Veniamo invece al caso degli altri aeroporti europei. Tutti gli aeroporti con solo traffico domestico non verrebbero interessati da sostanziali modifiche ma – al giorno d’oggi – grazie anche alla rampante crescita delle low-cost, la quasi totalità degli aeroporti europei beneficia di uno o più collegamenti verso altre nazioni aderenti all’area Schengen. Per tutti questi terminali, nulla sarebbe più come prima.

SI tratterebbe di riseparare i voli domestici da quelli europei, introdurre nuovi check point dei documenti, con nuove garitte per l’immigrazione ma non solo: duplicare i percorsi per i nastri bagagli, creare nuove aree airside non direttamente collegate.

In molti aeroporti – Linate in primis – i finger non potrebbero essere utilizzati indiscriminatamente per entrambi i collegamenti ma andrebbero radicalmente dedicati ad uno dei due servizi. Parimenti andrebbero creati nuovi collegamenti airside per chi passa da un volo domestico a uno europeo o viceversa.

E per i passeggeri? Tutto richiederebbe più tempo perchè ogni singola operazione necessiterebbe preziosi minuti, per non parlare delle processioni all’immigrazioni nell’ora di punta, prima ancora di toccare il tasto dei minimum connecting time da rivedere e l’aumento esponenziale delle coincidenze perse per congestionamento (delle persone, non degli aerei!).

I tanto famigerati detrattori di Heathrow (a proposito: avete mai fatto l’immigrazione a Londra di lunedì mattina in piena fascia di punta? Esistono vari time-lapse su YouTube per chi  fosse interessato all’argomento) a buon diritto dovrebbero estendere le loro critiche a tutti i maggiori hub europei, nessuno escluso.

Nessuno finora ha considerato le vere ed oggettive difficoltà operative che ne deriverebbero. Nei paragoni e negli studi ci si rifà all’ante-Schengen, un’epoca che aeronauticamente parlando equivale a Stonehenge. Allora il volo era ancora un’opzione riservata a pochi, con i famosi voli multi-scalo, non esisteva il low-cost per tutti, e i passeggeri erano poco più di un quarto di quelli odierni…. peccato che le infrastrutture, rispetto al passato – eccetto pochi e rari casi – non hanno quadruplicato le proprie faciliti, bensì siano state riadattate sì al crescente traffico, ma sottostando solo alle nuove regole.

Forse un passo così epocale (all’indietro) andrebbe debitamente soppesato….

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