Alitalia, il Senatore e il Frequent Flyer

Recentemente ho incontrato a bordo di un volo per Francoforte una purser – M.G. – che avevo già trovato in servizio durante una precedente occasione. La mente immediatamente è tornata a quel volo e  a quello che definirei uno dei peggiori esempi di italianità.

I soprusi e l’arroganza sono alcune tra le cose che meno tollero, come credo valga per la maggiorparte delle persone.

In una calda serata di giugno, di rientro dall’Australia, mi sono trovato al gate B4 di Fiumicino in attesa del mio volo per Linate, con cui avrei finalmente raggiunto casa.

Svolte le formalità e percorso il finger, arrivo in prossimità della porta dell’Embraer 190,  dove ci sono il comandante ed un signore sulla 60ina in perfetto abito grigio che confabulano alacremente.

Dal concitato vociare si sente distintamente l’uomo sulla 60ina che perentoriamente ordina al comandante di alzare la temperatura in cabina, perchè altrimenti “non faccio partire l’aereo e poi se la vede” il comandante.

Premesso che in effetti l’aria condizionata è talvolta sparata a palla a bordo degli aerei, alcuni atteggiamenti io li ritengo davvero inopportuni, specie quando ai toni maleducati si unisce anche la prepotenza e la minaccia. Spesso a volte è sufficiente chiedere educatamente e con un sorriso se è possibile adeguare la temperatura per ottenere il risultato.

Mentre ancora sto salendo a bordo in me si fa spazio una naturale antipatia per l’uomo che poco dopo si scopre essere un Senatore della Repubblica del nostro paese. Tralascerò lo scandaloso fatto dei benefit che gli appartenenti alla casta politica possono annoverare con l’Alitalia (d’altronde, questa non è certo colpa della compagnia!) e sottolineerò invece la serietà del Comandante che con grande civiltà e responsabilità prova a spiegare la situazione.

Il Senatore però, forte di sto caxxo di tesserino da parlamentare, insiste e minaccia di far tardare la partenza dell’aereo finchè non sale la temperatura perchè egli è “costipato e non vuole che la sua tosse aumenti”: resta da capire come mai i desiderata di una persona intellettivamente modesta ma in possesso di un tesserino da parlamentare possano prevalere sulla giusta aspettativa di 90 passeggeri che agognano soltanto raggiungere Milano in fretta.

Salgo a bordo e la purser – M.G. appunto – mi porge il benvenuto mentre con gli sguardi commentiamo il triste spettacolo cui abbiamo appena assistito. Il Comandante, sbigottito e perplesso, nell’ottica di scegliere l’opzione meno peggio, la invita a regolare l’aria condizionata affinchè esca aria calda in cabina. Io, che sono caloroso di mio, raggiungo nel frattempo il mio posto di finestrino in fila 4 e alla prima occasione (perchè sono un po’ bastardo, ma anche perchè soffro davvero il caldo) chiedo alla purser se si può abbassare la temperatura e, incaxxato come una biscia per quella che reputo un’angheria da parte di un uomo che vive grazie anche alle mie tasse, nello stesso istante apro a metà la bocchetta nell’overhead panel per spararmi un po’ di aria fresca.

Mentre rifletto su quante e quali cattiverie vorrei riversare sull’uomo, realizzo che una giustizia divina c’è e che l’inqualificabile Senatore è casualmente seduto affianco al sottoscritto. Senza neanche salutare, fa per sedersi, quindi va verso il bagno offrendomi così la possibilità di riflettere concitatamente su cosa fare. Decido che voglio andare alla rissa: forse sono stanco dal viaggio oppure sono irritato da questa sua prepotenza, fatto sta che non intendo farmi mettere i piedi in testa.

Alzo la mano, raggiungo il regolatore della bocchetta dell’aria e me la sparo addosso a tutto spiano, a costo di farmi venire una broncopolmonite fulminante. Quando il Senatore torna, tenuto anche conto del fatto che il volo è pieno, non può che sedersi… Io con nonchalance mi dedico al blackberry, ben sapendo la mia malefatta e restando in attesa degli eventi.

Il Senatore si siede, poi controlla la sua bocchetta e capisce che l’aria che esce è quella del mio comparto: si alza, va dalla purser e dice che sente troppa aria; io di sottecchi – con gli occhiali da sole abbassati per non farmi sgamare  – seguo la conversazione da lontano. La purser fintamente si dispiace, quindi si scusa ma proprio non può far niente perchè l’aereo è pieno ed il Senatore le chiede (o almeno sembra) di venire a dirmi di chiudere la bocchetta. Lei, serafica, a gesti sembra chiaramente spiegare che non può e non intende farlo, per cui si deve far andar bene la situazione attuale.

Il tripudio in me ha il sapore di una rivincita anche perchè non intendo mollare di un centimetro e se mi dovesse dire qualcosa sono pronto a metterla sulla dialettica,  a costo di farmi mettere sulla ban list di Alitalia. Il senatore torna dunque al mio fianco, prende la sua giacca e si imbacucca assumendo la posizione di un essere esanime. Non prova nemmeno a chiedermi alcunchè e si limita a soffrire in silenzio.

La purser, che tutto ha capito, passa avanti e indietro e mi sorride regolarmente per tutto il volo: la bocchetta resterà aperta con l’aria sparata fino a Milano Linate. E’ una questione di principio!

A distanza di mesi, nessuno di noi ha dimenticato quel triste spettacolo da parte di un individuo che rappresenta la nostra classe politica.

 

Una risposta a “Alitalia, il Senatore e il Frequent Flyer

  1. ah ah ah ma sei un mito! bravissimo😉 io ci avrei aggiunto anche un bicchiere di vino rosso rovesciato sui suoi pantaloni …

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