Alitalia, il catering e Cuba

Non pensavo di dover tornare sull’argomento ma evidentemente ero stato troppo tenero nel giudicare Alitalia. 

Iniziamo parlando della rotta: i load factor di Alitalia sembrano a dir poco entusiasmanti sulla FCO-HAV, con entrambi i settori pieni a tappo in economy e un quasi full house in business (1 solo posto vuoto all’andata): resta da capire se gli yields, su una destinazione così prettamente leisure e che impiega una macchina così a lungo per una rotazione, siano soddisfacenti. Personalmente ne dubito, anche perchè le tariffe in business class non sono esattamente cifre astronomiche.

Di sicuro c’è che questa rotta piace molto ai crew, da un lato perchè una destinazione caraibica – dove il sole splende tutto l’anno – è sempre gradita, dall’altro (e questo credo sia il vero elemento discriminante) perchè con 2 sole frequenze settimanali, significa una permanenza a destinazione di 3 o 4 giorni con più o meno tutto pagato… mica male per gente che si lamenta sostenendo di lavorare troppo e avere contratti da fame.

Veniamo all’esperienza dei passeggeri: con stupore ho scoperto che Alitalia a L’Avana non opera dal terminal dei voli internazionali (che sarebbe il terminal 3), dove – come dice la parola – dovrebbero esserci tutti i voli verso le destinazioni estere.  Peccato che quasi nessuno lo sappia. Io stesso, che non mi ritengo un niubbo, avevo istruito il tassista per il terminal internazionale ed è stata enorme la sorpresa nel trovare bande (e dicesi bande) di 50enni turisti italiani sul marciapiede del terminal, pronti a buttarsi  tra le braccia del mio driver – manco fosse il messia –  chiedendo disperatamente dove fosse il Terminal 2. Eh già, esiste un Terminal 2, che è da dove Alitalia opera, ma neppure i tassisti sanno che la compagnia “ cenerAntola de noantri” opera da quel terminal. 

E, chiariamolo subito, non sono aree attigue: si trovano in zone differenti dell’intero sedime aeroportuale (un po’ come Malpensa con il suo T1 e il T2, per nulla vicini ma dove almeno esiste un servizio di collegamento). Si trovano a una distanza impercorribile a piedi, specie se hai dei bagagli. Scontato dire che Alitalia non si impegna granchè nell’informare i suoi passeggeri, anzi non ci pensa proprio. Viene da chiedersi se la scelta di operare dal Terminal 2 sia stata una decisione imposta dall’autorità cubana o presa liberamente dalla cenerAntola de noantri, per risparmiare un po’ di CUC visto che brucia 1,5 milioni di euro al giorno…..

Ciò premesso, il terminal 2 è quanto di più deprimente io abbia visto ultimamente: fa sembrare l’aeroporto di Riohacha (città della Guajira, isolata praticamente da tutto e tutti) un trionfo di modernità e fervore. Per dirla tutta, ricorda Bergamo Orio al Serio negli anni ’80, ben prima che vi arrivasse Ryanair o venisse costruita un’aerostazione.

La sala principale ha 8 banchi check-in e dal tramonto al mattino successivo esiste un solo volo in partenza: quello di Alitalia. Superata l’immigrazione si arriva il checkpoint, dove hostess di terra in calze a rete di dubbio gusto perlustrano i passeggeri, tra i salaci per non dire volgari commenti di allupati attempati connazionali che non battono ferro dai tempi di Giolitti.

L’area partenze è un salone di modeste dimensioni (qualsiasi hall di un albergo 4 stelle delle catene internazionali è più grande) di forma rettangolare con luci tristissime, dove lo sporco regna sovrano. I vetri sono oscurati dalle manate che la gente nel tempo ha lasciato. L’arredo è composto da panche di sedute (per il vero in buone condizioni) ammassate per tutto lo spazio possibile, in grado di rendere l’attraversamento della sala un vero e proprio sentiero di guerra.

Esiste un bar, un duty free di modestissime dimensioni, un paio di negozi molto tristi e null’altro. Il wi-fi gratuito non esiste: quello a pagamento sì, ma nessuno vende i voucher per potervi accedere.

In compenso c’è una lounge: rigorosamente chiusa, probabilmente perchè Alitalia non ha stretto alcun accordo. D’altronde che ci dobbiamo aspettare da loro!?

Infine i gate: sono 3, equipaggiati con postazioni di fortuna totalmente sgarruppate, ciascuna distante dall’altra come le finestre di casa mia tra di loro. L’accesso all’aereo avviene superando una porta a vetri con serramento in legno tagliato da legni di cedro direttamente dall’epoca dei fenici, quindi, utilizzando il famoso metodo “a caxx di cane” (tanto caro a Delta) si raggiunge l’aeromobile attraversando a piedi il piazzale fino alla scala.

E poi c’è Alitalia… già perchè cenerAntola vuole stupire e sul volo da l’Avana per Roma offre esattamente il medesimo menù dell’andata ed intendo proprio gli stessi piatti, perchè naturalmente il luxury non è di casa. E’ evidente che la tanto blasonata partnership col gambero rosso, spacciata ai più come un enhancement, è in realtà un estremo atto di pidocchieria acuta. Di fronte ad una presunta qualità mantenuta, l’offerta è letteralmente in caduta libera, suggellata con il servizio della colazione, dove il peggio si fa largo. Infatti, su un volo di 10 ore, in business class sarebbe lecito aspettarsi (al di là che poi uno lo mangi o meno) una colazione che comprenda un piatto caldo (tipo omelette o uova strapazzate). Nulla, nada, niet: neanche un piatto di affettato misto. Nulla di nulla. Soltanto succo, yogurt, brioche e bevanda calda.

E questi sono quelli che dovremmo salvare, rinazionalizzandoli….

Una risposta a “Alitalia, il catering e Cuba

  1. Ho provato di recente il nuovo catering AZ e confermo il tuo giudizio: un notevole passo indietro. Non è accettabile presentare un piatto di pasta scotta ad un passeggero di business su un volo che parte dal tuo hub di Roma.
    Sono d’accordo anche sul servizio di colazione. Offrire, sopra le 10h di volo effettivo, una misera e striminziata brioche con un po’ di frutta fresca a pezzettoni ed uno yogurt è una vergogna.

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